In questi giorni l’UE infila sempre più lo zampino anche in Armenia. Utilizza soldi e pattuglie “di monitoraggio”. L’Unione Europea a gestione von der Leyen sta acquisendo una specializzazione molto particolare. Quella di essere presente sui luoghi di conflitto, o almeno di attrito, fra l’Occidente a trazione statunitense e la Russia.

Soprattutto, l’Unione Europea non compare su queste scene portando un ramoscello d’ulivo e sponsorizzando colloqui di pace, bensì schierandosi (anche con i quattrini) a fianco degli Stati Uniti.

L’Armenia della quale si sta sempre più interessando l’Unione Europea è politicamente vicina alla Russia e in conflitto, talvolta aperto, col vicino Azerbaigian, che invece ruota nell’orbita degli Stati Uniti. Uno dei punti più caldi è la vicenda del Nagorno Karabakh, l’enclave armena in Azerbaigian.

Dunque in Armenia è come se l’UE stesse allestendo una testa di ponte non solo all’interno dell’orbita russa ma anche in un luogo dove – come in Serbia e Kosovo – la guerra è pronta a divampare non appena l’Occidente, o la Russia, avranno interesse ad allargare lo scontro li vede contrapposti in Ucraina.

Lo zampino dell’Unione Europea si palesa innanzitutto attraverso l’espansione delle missioni di monitoraggio lungo i confini armeni. Ovvero, al confine fra Armenia e Azerbaigian. Secondo i precedenti accordi, questo monitoraggio doveva cessare circa un mese fa.

Ieri, mercoledì 18 gennaio 2023, la testata Politico, specializzata in affari europei, ha scritto che è in corso un rilancio in grande stile. La missione non avrà più 40, ma 100 effettivi. La Russia, specifica Politico, è irritata.

E poi i soldi. Oggi, giovedì 19 gennaio 2023, l’Unione Europea ha svelato l’iniziativa “Resilient Syunik”. Si tratta di prendere 51 milioni di euro per lo sviluppo del Syunik, una provincia armena. Considerato che ha circa 155 mila abitanti, più o meno come Livorno, non è una cifra da buttar via.

Indovinato? Syunik si trova in una posizione strategica. Si tratta di una lingua di terra incuneata fra l’Azerbaigian ed una sua regione autonoma che è geograficamente separata dal corpo principale del Paese. Quella lingua di terra, proprio quella, sarà l’oggetto delle cure europee.

GIULIA BURGAZZI