Scontri a fuoco e decine di morti fra Armenia e Azerbaigian. Come se non bastassero la guerra in Ucraina, il Kosovo, Taiwan e tutti gli altri focolai di tensione in un mondo sempre più simile ad una polveriera, un altro fronte si è aperto nella scorsa notte, quella fra lunedì 12 e martedì 13 settembre.

Armenia e Azerbaigian hanno vecchie ferite legate a questioni etniche. Il Caucaso, nel quale si trova il teatro del conflitto, somiglia in questo ai Balcani. Dietro ai due Paesi, ci sono i medesimi schieramenti che si contrappongono in Ucraina. L’Armenia è alleata della Russia. L’Azerbaigian fa parte della sfera di influenza statunitense.

La buona notizia è che non sembrano interessati ad un’escalation né la Russia, che ha negoziato la tregua fra Armenia e Azerbaigian, né gli Stati Uniti, secondo i quali il conflitto non può avere una soluzione militare.

Le cattive notizie sono tutte le altre, a cominciare dai morti: l’Armenia ha perso 49 uomini; dovrebbero esserci anche vittime azere, ma il numero non è noto.

I due Paesi, come quasi sempre accade in casi del genere, si rimpallano le responsabilità. Sia l’Armenia sia l’Azerbaigian affermano di aver fatto fuoco in seguito a provocazioni della controparte. Il ministro della difesa armeno sostiene che l’Azerbaigian ha usato artiglieria, droni, mortai e fucili di grosso calibro. Quello azero, dice che il suo esercito ha semplicemente attuato le misure necessarie per neutralizzare le postazioni di fuoco armene.

Le radici del conflitto stanno nell’intersecarsi di territori ed etnie. Una situazione che ricorda la Jugoslavia, dove le tensioni sono esplose solo dopo la morte del maresciallo Tito. Nel caso di Armenia e Azerbaigian, sono rimaste congelate fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, della quale i due Paesi facevano parte.

I problemi fra Armenia e Azerbaigian sono legati al Nagorno Karabakh, un’enclave abitata da popolazioni di etnia armena ma situata in Azerbaigian. Gli indipendentisti hanno tentato invano l’unificazione con l’Armenia. Il conflitto per il controllo della regione si è concluso nel 2020. La Russia è garante del cessate il fuoco e mantiene ai confini del Nagorno Karabakh circa 2.000 militari con funzioni di contingente di pace.

L’Azerbaigian accusa l’Armenia di tirare per le lunghe l’attuazione di vari aspetti dell’accordo per il cessate il fuoco, ritardando così il raggiungimento della vera e propria pace. Finora il teatro degli scontri fra i due Paesi era stato appunto il Nagorno Karabakh, o semmai le aree ad esso più prossime. Il conflitto della notte scorsa è invece divampato in territorio armeno.

GIULIA BURGAZZI