Non solo l’Ucraina. Anche la Georgia e la Moldova si preparano ad entrare nell’Unione Europea con inusuale rapidità. Portano in dote nuove guerre con la Russia: non ancora guerreggiate, ma potenziali ed incombenti.

Esattamente come l’Ucraina, la Georgia e la Moldova contengono una sorta di Donbass e dunque un conflitto più o meno latente con la Russia. All’interno del loro territorio infatti si trovano due repubbliche filorusse non riconosciute a livello internazionale e sulle quali i Governi di Tblisi e Chisinau reclamano una sovranità che di fatto non possono esercitare.

Il Donbass della Georgia si chiama Ossezia del Sud, un fazzoletto di territorio montuoso abbarbicato sulle pendici del Caucaso che sta meditando un referendum per unirsi alla Russia. Il Governo georgiano ha già detto che lo considererà privo di effetto e che l’Ossezia del Sud è illegittimamente occupata dalla Russia. Grane enormi in vista…

In Moldova, il problema si chiama Transnistria. L’autoproclamata repubblica occupa fettina di spazio ai confini con l’Ucraina. La presidente della Moldova, Maia Sandu, dice che vi stazionano truppe russe e ne chiede il ritiro.

Ucraina, Georgia e Moldova sono legate all’Unione Europea da un accordo di associazione stipulato nel 2014. Il mese scorso hanno chiesto quasi contemporaneamente di entrare nell’UE a pieno titolo. Di solito ci vogliono anni e annorum per concludere l’operazione. Soltanto l’Ucraina ha ricevuto la formale promessa di un iter veloce. Però un particolare è illuminante. Il primo passo richiesto per entrare nell’UE è la compilazione di un questionario che abitualmente comprende migliaia e migliaia di domande: le risposte richiedono anni di lavoro. Il questionario per Ucraina, Georgia e Moldova comprende soltanto 369 domande e l’Ucraina l’ha già addirittura compilato.

Con il prevedibile, celere ingresso del trio, l’Unione Europea avrà completato la metamorfosi che sposta ad Est il suo baricentro in funzione antirussa. Gli Stati fondatori erano tutti in Europa occidentale: Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo, Olanda. Con questo ulteriore allargamento, diventerà preponderante il peso degli Stati nati dalla frantumazione dell’Unione Sovietica o che facevano parte del Patto di Varsavia.

Gli Stati UE dell’Europa dell’Est già da anni – e ancor più ora – si distinguono per le  spiccate tendenze antirusse. Danno l’impressione di non essere riusciti a metabolizzare la loro storia recente. L’ingresso di Ucraina, Georgia e Moldova non potrà che acuire questi aspetti delle politiche UE.

L’Europa dell’Ovest, Italia compresa, ha pagato e paga fior di quattrini per accompagnare la conversione al liberismo economico degli ex sovietici. Il bilancio UE vede ad Ovest i pagatori e ad Est i beneficiari netti. Se entrano Ucraina, Georgia e Moldova, non bisognerà solo gestire la loro dote di guerra alla Russia: ci sarà da pagare anche per loro. A meno di non uscire in tempo dall’UE, come ha fatto la Gran Bretagna.

GIULIA BURGAZZI

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