Ora è ufficiale: oltre a fornire a Kiev altri 500 milioni per comprare armi, l’Unione europea addestrerà sul proprio territorio 15.000 soldati ucraini. Lo ha deciso lunedì 17 ottobre 2022 il Consiglio Ue, cui hanno partecipato i ministri degli Esteri degli Stati membri. Ciò farà sì che la Russia consideri l’Ue parte del conflitto: l’avvertimento in proposito è di qualche giorno fa. L’unica voce fuori dal coro è ancora una volta quella dell’Ungheria.

È la definitiva palata di terra sulla bara della retorica, un tempo amata e praticata a Bruxelles, secondo la quale l’Unione europea assicura la pace al continente.

L’addestramento di 15.000 soldati ucraini è solo l’inizio, afferma Joseph Borrell, il capo della diplomazia (diplomazia?) Ue, lasciando intendere che la cosa è destinata ad allargarsi. Costo previsto, oltre 100 milioni di euro. Per ora, almeno.

A riguardo la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva in precedenza dichiarato:

“L’Ue sta cercando di tenere il passo con Stati Uniti e Regno Unito, discutendo i piani per istituire una missione di assistenza militare per l’Ucraina. Se alla fine tale missione verrà istituita, aumenterà l’effettivo coinvolgimento dell’Unione Europea e cementerà il suo ruolo di parte in causa nel conflitto”.

Tale missione è appunto stata ufficializzata.

E poi, ci sono gli altri soldi Ue all’Ucraina per l’assistenza militare: come se la penuria e il prezzo insopportabile dell’energia causati dalle sanzioni Ue alla Russia non mettessero i cittadini e l’economia Ue nelle condizioni di avere bisogno – loro sì – di assistenza. Invece, gli ultimi 500 milioni portano a 3,1 miliardi l’ammontare dei finanziamenti bellici Ue all’Ucraina.

Orwellianamente, tutto questo denaro arriva dallo “Strumento per la pace”. I trattati Ue vietano infatti di usare il bilancio per spese militari. Lo “Strumento per la pace” invece è un fondo extra bilancio che fa capo al Consiglio Ue, l’organo che rappresenta i governi degli Stati membri. Dovrebbe servire per prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale.

Come anticipato, l’unica voce fuori dal coro a proposito dell’assistenza militare all’Ucraina è quella dell’Ungheria, lo Stato che più volte si è opposto alle sanzioni contro la Russia e che ha stipulato un nuovo contratto per avere più gas russo mentre il resto dell’Ue annaspa nella scarsità.

Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha affermato:

“Non parteciperemo a questa missione militare e non invieremo alcun istruttore. Non la consideriamo una buona idea, né qualcosa che non porti a un’escalation. Il nostro obiettivo è garantire la sicurezza del popolo ungherese”.

L’Ungheria non ha votato a favore dell’addestramento delle truppe ucraine a cura dell’Ue. Disapprova infatti l’escalation che potrebbe trascinare l’Europa nel conflitto. Si riserva di decidere caso per caso se lasciar passare sul proprio territorio nazionale i soldati ucraini diretti all’addestramento nell’Ue. In futuro, non appoggerà ulteriori stanziamento dello “Strumento per la pace” destinati a fornire armi all’Ucraina.

In base alle decisioni del Consiglio Ue, l’addestramento offerto ai soldati ucraini sarà “individuale, collettivo e specialistico”. Il quartier generale operativo avrà sede a Bruxelles presso l’Eeas, il Servizio europeo per l’azione esterna che di solito si occupa delle relazioni diplomatiche dell’Ue. Il comando è affidato a Hervé Bléjean, vice ammiraglio della Marina francese ed ex vice comandante marittimo Nato. Ora Hervé Bléjean guida l’Mpcc, la struttura Ue che si occupa di capacità e di pianificazione militare.

Ne abbiamo parlato assieme a Giorgio Bianchi nella trasmissione Il Punto del 18 ottobre 2022: nel video allegato a questo articolo, un estratto dell’intervento del giornalista.

GIULIA BURGAZZI

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