Il cosiddetto attacco di Berlusconi a Zelensky fa venire in mente la posizione del cavaliere su Gheddafi nel 2011. Come si cambia, quando non si fa più direttamente parte del governo.

Pur facendo parte della maggioranza, ora Berlusconi a parole non condivide la linea ultra-atlantista dell’esecutivo Meloni né l’appoggio all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Domenica 12 febbraio 2023, Silvio si è preso il lusso di dirlo chiaro e forte. Un “attacco” a Zelensky, appunto.

Ma nel 2011, all’epoca dell’intervento occidentale in Libia e dell’assassinio di Gheddafi, Berlusconi era capo del governo: non un semplice senatore come ora. E in quell’occasione, benché contrario alla guerra in Libia e amico di Gheddafi, Berlusconi dovette mettersi in riga.

QUANDO BERLUSCONI ERA AMICO DI GHEDDAFI

Berlusconi aveva firmato con Gheddafi un trattato di amicizia e cooperazione fra Italia e Libia. Poco prima della guerra, lo aveva ricevuto a Roma due volte. Le amazzoni, i cavalli arabi, la tenda beduina nel parco di Villa Pamphili, gli ostentati ottimi rapporti personali. Quanto si è parlato, di quelle due visite…

Quando è scoppiata la guerra civile in Libia e l’Occidente è intervenuto a fianco dei rivoltosi intenzionati a eliminare Gheddafi, Berlusconi avrebbe voluto che l’Italia ne rimanesse fuori. Era tentato di dimettersi, pur di non autorizzare l’ingresso dell’Italia nelle ostilità. Ma alla fine ha detto di sì. Così anche l’Italia ha mandato i cacciabombardieri, unendosi al coro bellico occidentale.

Da allora, la Libia senza più Gheddafi è un tumultuoso mucchio di rovine nel quale la guerra civile continua a ribollire. Inoltre, il petrolio libico ce lo sogniamo, fatte salve tre gocce.

LA LETTERINA DELLA BCE A BERLUSCONI

Anche se non si è dimesso per evitare di avvallare l’intervento italiano in Libia, Berlusconi si è dimesso poco dopo: è del 2011 pure la famosa letterina della Bce firmata da Draghi e Trichet che ha aperto la strada ai governi tecnocratici, perfettamente allineati con i desideri di Bruxelles e di Washington e legati all’establishment occidentale più che alla volontà degli elettori.

Sono passati 12 anni dai fatti di Libia e siamo in qualche modo daccapo con la Russia. Sono noti i buoni rapporti, tuttora perduranti a livello personale, fra Berlusconi e Putin. I contratti italiani per il gas russo a buon mercato risalgono all’epoca in cui Berlusconi era primo ministro. Le sanzioni belliche li hanno di fatto (anche se non di diritto) stracciati: ora è tempo di gas liquefatto americano, stracaro e inquinante.

Chissà come si comporterebbe Berlusconi rispetto alla Russia e alla guerra in Ucraina, se oggi fosse capo del governo. Avrebbe puntato vittoriosamente i piedi e tenuto l’Italia su una posizione analoga a quella della Turchia? O avrebbe dovuto cedere come per la Libia, magari dopo aver ricevuto l’equivalente di un’altra letterina?

L’ATTACCO DI BERLUSCONI A ZELENSKY

Comunque ora, pur facendo parte della maggioranza, Berlusconi è fuori dalla stanza dei bottoni. Visto che ha 86 anni, tiene il comportamento che normalmente si tollera solo da parte di vecchi, giullari e bambini. Ovvero, spiattella le verità tanto note quanto ignorate. Magari lo farà per coltivare il fertile orto elettorale rappresentato dagli italiani contrari alla guerra: però intanto lo fa.

Ieri Berlusconi ha detto che, al contrario di quanto fatto da Giorgia Meloni, lui non avrebbe mai incontrato Zelensky. L’affermazione, nei titoli dei media, è diventata l’attacco di Berlusconi a Zelensky. Ha detto inoltre che la guerra sta sventrando l’Ucraina e che bisogna farla cessare chiudendo i rubinetti delle armi occidentali all’Ucraina: piuttosto, mandare soldi per la ricostruzione.

QUANDO C’ERA LA CAMPAGNA ELETTORALE

Già in campagna elettorale Berlusconi aveva pubblicamente esternato una ricostruzione delle cause della guerra ben diversa da quella che solitamente si legge sui grandi media filo occidentali. Qualche mese fa, ha di nuovo parlato di Russia, Donbass e Ucraina attraverso i due famosi audio. Teoricamente erano segreti ma probabilmente sono stati diffusi ad arte e non per caso. Anche in quell’occasione ha ripetuto che la guerra va avanti solo perché l’Occidente riempie l’Ucraina di soldi e di armi.

Chissà se l’attuale governo e la sua maggioranza riassorbiranno il cosiddetto attacco di Berlusconi a Zelensky. Magari alla lunga ci sarà un rimpasto: fuori i berluscones, dentro il Pd di inossidabile fedeltà ultra-atlantista. Nascerebbe una sorta di governo di unità nazionale bellica, più o meno come il governo di Draghi fu di unità nazionale vaccinale. O magari non accadrà assolutamente nulla del genere.

Infatti Meloni ha affermato di non aver sentito le parole di Berlusconi a proposito di Zelensky, Ucraina e guerra. Del resto, si fa così anche quando a dire la verità è un giullare o un bambino.

GIULIA BURGAZZI