Un nome, insieme a ciò che esso rappresenta, può spiegare l’ulteriore rinvio a data da destinarsi delle elezioni presidenziali in Libia, già invano messe in calendario nel dicembre 2021. Il nome è quello di Saif al-Islam Gheddafi, figlio del Mu’ammar rovesciato e assassinato nel 2011 con la regia USA. Molto amato, si dice, dalla gente, Saif al-Islam Gheddafi ha fama di godere dell’appoggio della Russia. E vuoi mica dargli la possibilità di vincere?

Nel novembre 2021 Saif al-Islam Gheddafi si era candidato alle elezioni che dovevano svolgersi il mese successivo. La commissione elettorale giudicò inammissibile la candidatura di Gheddafi junior. Poi un tribunale libico rovesciò il verdetto.

All’inizio del dicembre 2021 l’ONU, che “accompagna” il processo attraverso il quale la Libia cerca di uscire dal caos scatenato dalla morte di Gheddafi senior, ha nominato un inviato speciale in Libia, Stephanie Williams, che guardacaso fa parte del corpo diplomatico statunitense. Pochi giorni più tardi, le elezioni 2121 sono state annullate.

Ora anche le elezioni 2022 sono annullate perché, come afferma la stessa Williams, nonostante i colloqui fra le fazioni libiche svoltisi sotto la sua egida “persistono differenze sui requisiti per candidarsi” alle elezioni presidenziali. Saif al-Islam Gheddafi non viene citato. Ma è facile leggere il suo nome in controluce.

Nel 2011 la Libia è piombata nel caos perché l’Occidente a trazione statunitense ha deciso che Gheddafi senior era un dittatore sanguinario. Fa parte del fenomeno per cui qualsiasi regime marcio e spietato che corrisponda agli interessi occidentali è accettato dall’Occidente, mentre i diritti umani, la democrazia e tutto il resto sono le clave con cui si manganellano i regimi nemici. L’esempio più recente è la Turchia, con l’abbandono dei curdi al loro tragico destino.

Gheddafi senior è stato fatto fuori nell’ambito della strategia del caos con la quale gli Stati Uniti, nel 2011-2014, hanno annodato attorno all’Unione Europea (begli amici, eh!) una cintura di conflitti. Oltre alla Libia, a Sud la cintura di caos comprende(va) la Siria,  il Nord Africa  in fermento, il Medio Oriente scosso dall’Isis. A Est l’Ucraina di Euromaidan e la guerra civile in Donbass. Negli altri punti cardinali, solo il mare.

In Libia ci sono tuttora due Governi e due Parlamenti. Il Paese è una macedonia tossica di fazioni armate. Gheddafi junior pare intenzionato a fondare un terzo Governo nel Sud del Paese e in ogni caso da tempo mira a ricostruire l’unità nazionale. Se la Russia non lo appoggiasse, data la sua popolarità l’Occidente potrebbe magari perfino convincersi a puntare su di lui: ora che da Euromaidan è scaturita la guerra aperta fra Ucraina e Russia, una Libia destabilizzata e frammentata non serve più ed è anzi controproducente. Si leggono autorevoli geremiadi sul fatto che bisogna stroncare il caos libico “fomentato dalla Russia” perché l’Europa ha bisogno di petrolio, ora in Libia praticamente impossibile da estrarre ed esportare.

La Libia di Gheddafi senior era un Paese grande esportatore di petrolio e non era affatto un luogo di trogloditi. Godeva di un livello di benessere e di sviluppo umano unico in Africa: e adesso è immiserito. Un particolare sul quale l’Occidente tende a sorvolare. Anche per questo Saif al-Islam Gheddafi è popolare. Probabilmente si sentirà ancora parlare di lui: sia che viva, sia che trovino il modo di farlo fuori.

GIULIA BURGAZZI

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