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Notizie27 Agosto 2021

Afghanistan: Gli apprendisti stregoni e il nuovo equilibrio mondiale

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'articolo analizza il ruolo degli Stati Uniti in Afghanistan, evidenziando come la loro strategia del caos possa ritorcersi contro di loro. Si discute anche della crescente necessità di una difesa comune europea e del nuovo equilibrio mondiale che include Russia e Cina.
Punti chiave
  • Gli Stati Uniti hanno creato estremismi come talebani e Isis attraverso la loro politica.
  • L'attacco dell'Isis in Afghanistan ha colpito gravemente l'immagine americana.
  • L'Europa sta considerando una difesa comune dopo il disastro afgano.
  • La Russia torna ad essere un attore centrale nelle relazioni internazionali.
  • L'era unipolare è finita, necessitando un approccio multipolare alla stabilizzazione.
L'articolo

La figura dell’apprendista stregone, ossia colui che evoca forze che poi non è in grado di controllare e
che gli si ritorcono contro, si adatta perfettamente al ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto negli ultimi anni
nel Vicino Oriente ed in Asia centrale.
La strategia del caos, impiegata massicciamente dagli Usa in Siria, Libia e in molti altri scenari,
attraverso l’utilizzo strumentale di estremisti islamici, rischia di ritorcersi contro la superpotenza a stelle e
strisce, minandone la presenza nell’area e il ruolo di potenza egemone a livello globale. La visita del
ministro degli esteri Lavrov a Roma, così come il dibattito sulla difesa comune europea, recentemente
tornato in auge, sembrano confermare questo scenario.

L’attacco terroristico compiuto da cellule dello Stato Islamico in Afghanistan, costato la vita almeno a 100
persone, tra cui 13 militari statunitensi, ha lasciato attonite le opinioni pubbliche e le cancellerie di mezzo
mondo, e messo in grave crisi l’immagine americana.
I miliziani dello Stato Islamico e i talebani sono gruppi rivali, nonostante appartengano entrambi all’islam
sunnita, perché l’Isis ha un progetto globale, cioè restaurare il califfato in tutti i Paesi islamici, mentre i
talebani puntano a governare l’Afghanistan secondo i principi della sharia ma mantenendo rapporti
diplomatici con i vicini.
Entrambi tuttavia sono un prodotto diretto della politica americana: i talebani sono stati addestrati e
armati dal Pentagono in funzione anti sovietica, mentre l’Isis è stata finanziata e armata per
destabilizzare gli “stati canaglia” come Iraq e Siria, cioè i regimi laici, tradizionalmente baathisti, ossia
aderenti al socialismo islamico, di matrice laica e nazionalista, ma insofferenti verso l’egemonia
americana nell’area.

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Uno scontro tra i due estremismi, quello dei talebani e quello dell’Isis, dopo l’immediata liquefazione
dell’esercito nazionale “filo occidentale”, è molto probabile e insanguinerebbe l’Afghanistan proprio come
è avvenuto in Siria, Libia e Iraq, con enormi conseguenze anche a livello umanitario che impatterebbero
sui Paesi europei, primo fra tutti l’Italia.

Le azioni americane stanno rivelandosi disastrose per l’Europa, ma anche per Washington e per gli
interessi geopolitici americani. Dopo vent’anni di guerre, costate migliaia di miliardi di dollari e centinaia
di migliaia di vite umane, nessun obiettivo è stato raggiunto. Iraq, Siria ed Iran, non sono entrati
nell’area dell’impero americano e per giunta hanno messo da parte la storica rivalità per dare vita ad
un’alleanza in funzione antiamericana. La Cina e la Russia sono ormai determinanti negli equilibri
economici, commerciali e soprattutto militari dell’area e gli europei sono sempre più dubbiosi sul ruolo di
vassalli di un’America che appare perdente e con un’immagine internazionale duramente colpita.

Persino l’Italia in questo contesto si muove in maniera parzialmente autonoma da Washington. Il premier Mario Draghi ha proposto di discutere dell’emergenza afgana nel G20, coinvolgendo la Russia e la Cina
nella stabilizzazione della regione. Roma prende quindi atto della fine dell’era unipolare, che le guerre
medio orientali puntavano a rafforzare, e della necessità di una nuova fase di collaborazione multipolare.
Anche l’incontro di Lavrov con Di Maio lo dimostra. In conferenza stampa il ministro degli Esteri italiano
ha detto chiaramente che per stabilizzare l’area ”È essenziale uno stretto coordinamento internazionale”
e che “in questo contesto il dialogo con la Russia è imprescindibile”, perché Mosca è “un attore
fondamentale per gestire l’attuale situazione di crisi”.

La Russia quindi da stato “paria”, colpito economicamente tramite le sanzioni, pressato militarmente,
isolato diplomaticamente dall’occidente, torna ad essere un attore internazionale riconosciuto come
centrale dalle cancellerie europee.
Ma anche l’idea di una difesa comune europea comincia a diventare concreta, almeno stando alle
dichiarazioni dei vertici politici del Vecchio Continente.
Dal ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, al commissario europeo Gentiloni, in molti hanno
detto chiaramente che il disastro afgano mostra quanto sia indispensabile la rapida creazione di una
difesa europea, che ovviamente avrebbe come premessa la nascita di una politica estera comunitaria.
Insomma l’UE come una potenza politica e militare che andrebbe ad aggiungersi agli altri poli, Usa,
Russia e Cina.

Esattamente quello che gli americani volevano evitare quando, 20 anni fa, hanno iniziato la fase delle
guerre per l’esportazione della democrazia, che avrebbe dovuto secondo gli strateghi neocon, rappresentare “il progetto per un nuovo secolo americano” che ormai appare sempre più lontano.

 

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