“La soluzione politica alla crisi in Libia è fallita, ora la battaglia è inevitabile”. Lo ha appena dichiarato il capo dell’Esercito nazionale libico (Lna), generale Khalifa Haftar, durante una parata militare a Sabha. La cosiddetta guerra civile, veramente mai sopita, sembra a un passo dal riaccendersi: assieme a Fulvio Grimaldi, che si trovava sul campo durante l'aggressione militare che ha deposto Gheddafi nel 2011, ricostruiamo i fatti che hanno portato all'attuale contrapposizione tra il governo di Tripoli, filo-occidentale, e quello di Tobruk, sostenuto diplomaticamente dalla Russia - Il punto di mercoledì 19 ottobre 2022

La recente dichiarazione del generale Khalifa Haftar, capo dell'Esercito nazionale libico (LNA), ha riacceso i riflettori sulla situazione in Libia, evidenziando un contesto geopolitico complesso e instabile. Haftar ha affermato che “la soluzione politica alla crisi in Libia è fallita”, preannunciando che “ora la battaglia è inevitabile”. Questa affermazione segna un momento cruciale in un conflitto che, sebbene non sia mai realmente cessato dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, sembra ora avvicinarsi a una nuova fase di violenza aperta.
La Libia, un paese ricco di risorse naturali, è da anni teatro di scontri tra diverse fazioni politiche e militari, sostenuti da potenze esterne. Da un lato, il governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale e filo-occidentale, dall'altro, il governo di Tobruk, sostenuto diplomaticamente dalla Russia e da altri attori regionali. Questa divisione ha portato a una situazione di stallo, in cui le elezioni promesse sono state continuamente rinviate, alimentando il risentimento e la sfiducia tra le fazioni.
Fulvio Grimaldi, esperto della situazione libica, ha sottolineato come la guerra civile in Libia non possa essere vista come un conflitto interno, ma piuttosto come una battaglia per il controllo di una nazione ricca di risorse. La Libia, prima del 2011, era considerata un modello di sviluppo in Africa, con una distribuzione equa della ricchezza e una sostanziale eliminazione della povertà. Tuttavia, l'intervento militare occidentale ha distrutto questa realtà, lasciando il paese in uno stato di caos controllato, dove gli interessi esterni continuano a influenzare le dinamiche interne.
Il generale Haftar ha avvertito che la sua intenzione è quella di proteggere il popolo libico dalle milizie che, secondo lui, hanno tradito la fiducia del popolo. Questa retorica si inserisce in un contesto in cui le potenze esterne, tra cui la Turchia, hanno stabilito una presenza militare significativa in Libia, complicando ulteriormente la situazione. La Turchia, infatti, ha instaurato un governo amico a Tripoli, mentre il governo di Tobruk cerca di affermare la propria legittimità e autorità nel paese.
In un momento in cui l'Europa affronta una crisi energetica e cerca nuove fonti di approvvigionamento, la Libia rappresenta un potenziale alleato strategico. Tuttavia, la continua instabilità rende difficile qualsiasi forma di cooperazione. La situazione attuale in Libia, con la minaccia di un ulteriore conflitto, pone interrogativi sul futuro della regione e sul ruolo che le potenze esterne continueranno a giocare. La Libia, crocevia di interessi geopolitici, potrebbe vedere un'escalation di violenze che rischia di coinvolgere ulteriormente le potenze straniere, rendendo la pace e la stabilità un obiettivo sempre più lontano.
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