La premier finlandese Sanna Marin vuole costruire un muro lungo il confine con la Russia: lo scopo è prevenire un eventuale afflusso di profughi russi a seguito della prosecuzione della guerra in Ucraina. E in questo caso nessuno si lamenta. L'europarlamentare romeno Cristian Terhes pubblica su Twitter un video in cui, in risposta a una sua domanda, un esponente della Commissione europea gli risponde: "Se volete un vaccino che impedisce la trasmissione del virus, allora buona fortuna. Avremmo potuto ottenerlo, ma non è ancora arrivato". Intanto l'Ema (agenzia europea per i medicinali) raccomanda l'uso dei prodotti Covid di Pfizer e Moderna sui neonati a partire dai sei mesi. Nella stessa settimana in cui si è dimessa la premier inglese Liz Truss, colei che si era detta pronta a premere il pulsante dell'arma nucleare, in Svezia il nuovo esecutivo si è formato. I media mainstream lo avevano dipinto come a rischio estremismo di destra, ma in realtà l'estrema destra non ha espresso esponenti di governo: questi sono tutti liberali, moderati o cristiano-democratici e c'è pure una ministra per il Clima: una 26enne di origini iraniane. Facciamo il punto di venerdì 21 ottobre 2022 assieme allo psicologo e scrittore Andrea Tosatto.

La Finlandia, sotto la guida della premier Sanna Marin, ha annunciato l'intenzione di costruire un muro lungo il confine con la Russia, un'iniziativa che si inserisce nel contesto di crescente preoccupazione per un potenziale afflusso di profughi russi in seguito alla guerra in Ucraina. Questo progetto, che prevede una barriera di circa 260 chilometri, è giustificato dalla necessità di un controllo più rigoroso delle frontiere, in un periodo in cui la situazione geopolitica è particolarmente tesa.
La decisione della Finlandia ha suscitato reazioni contrastanti, ma appare in linea con un cambiamento di paradigma rispetto al passato. In precedenti occasioni, iniziative simili per la costruzione di muri ai confini europei avevano sollevato critiche feroci, considerate come una negazione dei valori umanitari e di accoglienza. Tuttavia, il contesto attuale, caratterizzato da un conflitto armato e dalle conseguenze delle politiche russe, sembra aver modificato il panorama di accettazione di tali misure, almeno in questo caso.
Il muro finlandese rappresenta non solo una risposta a una crisi umanitaria, ma anche una riflessione sulle contraddizioni della politica europea in materia di migrazione. La questione si fa complessa quando si considera che i migranti russi, nel contesto attuale, sono spesso visti come vittime del regime di Vladimir Putin. Ciò solleva interrogativi sulla selettività delle politiche di accoglienza, dove la nazionalità e la provenienza dei migranti influenzano le reazioni e le politiche adottate dai vari stati membri dell'Unione Europea.
In un contesto più ampio, la costruzione di un muro potrebbe essere interpretata come un tentativo di proteggere non solo le frontiere fisiche, ma anche l'economia finlandese da potenziali crisi derivanti da una massiccia immigrazione. Tuttavia, esperti avvertono che tali misure potrebbero rivelarsi controproducenti, creando una sorta di isolamento che potrebbe limitare la libertà di movimento non solo dei migranti, ma anche dei cittadini finlandesi in un futuro incerto.
La Finlandia si trova quindi di fronte a una scelta delicata: bilanciare la sicurezza nazionale con i valori di solidarietà e accoglienza che hanno caratterizzato la sua storia recente. La costruzione del muro, sebbene giustificata dalla necessità di controllo e sicurezza, potrebbe segnare un cambiamento significativo nella percezione e nella gestione delle crisi migratorie in Europa, aprendo un dibattito più ampio su come le nazioni europee affrontano le sfide poste dai conflitti e dalle migrazioni forzate.
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