Gli Stati Uniti invieranno bombe nucleari di ultima generazione B61-12 in Europa (Italia compresa) a dicembre, in anticipo dunque rispetto alla primavera 2023 precedentemente ipotizzata. Lo rivela Politico.eu, citando un cablo diplomatico americano, relativo alle comunicazioni effettuate da ufficiali statunitensi agli alleati Nato durante un incontro a porte chiuse svoltosi a Bruxelles questo ottobre. Si tratta di tecnologie nucleari potenziate, rispetto a quelle attualmente presenti nel nostro Paese, che molto probabilmente andranno ad aggiornare l'arsenale delle basi militari di Aviano e Ghedi. Tecnicamente, la novità è che possono essere lanciate da aerei F35 e quindi comandate come droni affinché perforino il suolo, arrivando a scoppiare in bunker sotterranei. Nei confronti della Russia, non esattamente un gesto distensivo, che espone inoltre l'Italia come obiettivo sensibile in caso di escalation. Eppure nel sentire comune non c'è ancora sufficiente consapevolezza dei rischi in cui si stanno trascinando i cittadini: anche per questo è nata la campagna "Fuori l'Italia dalla guerra" ( www.fuorilitaliadallaguerra.it ). Facciamo il punto di giovedì 3 novembre 2022 con Jean Toschi, giornalista, scrittrice ed esponente del Comitato No Guerra No Nato.

La notizia dell'arrivo delle bombe nucleari di ultima generazione B61-12 in Italia, programmato per dicembre, segna un significativo passo avanti nella militarizzazione della presenza statunitense in Europa. Secondo quanto riportato da Politico.eu, questa decisione, comunicata durante un incontro riservato a Bruxelles, ha anticipato i tempi precedentemente previsti, che indicavano la primavera del 2023 come data per l'invio di tali armi. L'installazione di queste tecnologie nucleari potenziate nelle basi di Aviano e Ghedi non solo aggiorna l'arsenale esistente, ma introduce anche un nuovo livello di capacità offensiva, poiché le B61-12 possono essere lanciate da aerei F-35, dotati di sistemi di precisione in grado di colpire obiettivi sotterranei.
La scelta di posizionare queste armi in Italia non è priva di conseguenze geopolitiche. La Russia ha già definito l'arrivo delle B61-12 come una provocazione, evidenziando come questa mossa possa esacerbare ulteriormente le tensioni tra Occidente e Mosca. L'Italia, con la sua alta concentrazione di basi militari americane, diventa un obiettivo sensibile in caso di escalation del conflitto. La campagna "Fuori l'Italia dalla guerra" si inserisce in questo contesto, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi associati alla presenza di armi nucleari sul suolo nazionale e promuovendo un ritorno a politiche di pace e dialogo.
Le B61-12 rappresentano un'evoluzione nel concetto di deterrenza nucleare. Queste armi, che possono essere programmate per esplodere con diverse intensità, da un potere distruttivo relativamente contenuto fino a 27 volte quello della bomba di Hiroshima, sfidano la percezione tradizionale delle armi nucleari come strumenti di distruzione totale. Questa "normalizzazione" della minaccia nucleare, secondo alcuni esperti, potrebbe portare a una sottovalutazione dei rischi reali associati al loro utilizzo. L'idea che una bomba nucleare possa essere "meno pericolosa" a causa della sua potenza regolabile è una narrazione che potrebbe rivelarsi fuorviante e pericolosa.
La presenza di armi nucleari in Italia e la crescente militarizzazione del continente europeo pongono interrogativi fondamentali sulla sicurezza e la stabilità della regione. Se da un lato si sostiene che queste misure siano necessarie per la difesa contro le minacce russe, dall'altro si deve considerare il rischio di una spirale di escalation che potrebbe coinvolgere direttamente i cittadini europei. La mancanza di un dialogo significativo e la continua corsa agli armamenti sembrano indicare una volontà di mantenere alta la tensione piuttosto che cercare soluzioni diplomatiche.
In questo scenario complesso, l'Italia si trova a un bivio. La decisione di ospitare armi nucleari di nuova generazione non solo influisce sulla sua politica estera, ma ha anche ripercussioni dirette sulla sicurezza dei suoi cittadini. Mentre il dibattito pubblico su queste questioni rimane limitato, è fondamentale che la società civile si mobiliti per esigere maggiore trasparenza e responsabilità da parte dei propri governanti, affinché non si ripetano gli errori del passato e si lavori per un futuro di pace e stabilità in Europa.
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