La Moldova filo-occidentale accusata di violare i diritti umani. Di nuovo. Anche stavolta lo fa l’associazione svizzera Solidaritätsnetz International, secondo la quale la situazione nel Paese sta peggiorando e i cittadini moldavi subiscono restrizioni che violano la Costituzione e la Dichiarazione universale dei diritti umani.

In queste ore tutti gli occhi sono puntati sulla Georgia. Ma la Moldova e la Transnistria, la sua regione separatista filo-russa e di fatto autonoma, fanno parte della medesima faglia. Quella che si è aperta con la guerra in Ucraina e che separa la Russia dall’Unione europea e dal cosiddetto Occidente. Lungo questa faglia si registrano sussulti violenti relativi al potenziale ampliamento della guerra e alla piena assimilazione all’Occidente di Paesi ex sovietici – la Moldova e la Georgia in testa – che hanno una storia di relazioni e di rapporti economici con la Russia. Ad essi si chiede di voltare completamente le spalle alla Russia e di diventare organici all’Unione europea.

Secondo Solidaritätsnetz International, la Moldova sta in sostanza effettuando questa svolta senza neanche calzare i guanti di velluto, ma usando piuttosto il pugno di ferro e la repressione.

LE PROTESTE IN MOLDOVA

La Moldova è il Paese più povero d’Europa. Bollette e costo della vita sono schizzati alle stelle dopo la decisione di schifare il gas russo per far piacere a Bruxelles. Da un pezzo la gente non ce la fa più e protesta.

Solidaritätsnetz International dice che il governo filo-occidentale non resterebbe al potere se agisse nel quadro delle procedure e delle regole democratiche. Dunque è in vigore lo stato di emergenza con il suo corollario di censura,  repressione delle proteste, persecuzione degli attivisti ad opera dei servizi segreti.

Va aggiunto, anche se Solidaritätsnetz International sorvola, che il governo attribuisce le proteste della gente – in sé comprensibilissime – alla destabilizzazione effettuata dalla Russia.

LE ACCUSE ALLA MOLDOVA

In questo quadro si situano le accuse di Solidaritätsnetz International. L’associazione non accetta sovvenzioni governative e fa parte di Solidaritätsnetz Bern, il network svizzero dei diritti umani. Segue da vicino i Paesi post sovietici. Pochi giorni fa ha messo nel mirino la Bielorussia, che è uno stretto alleato della Russia. Dunque è ben difficile ascrivere la sua attività alla propaganda del Cremlino. Quel che essa afferma a proposito della Moldova andrebbe preso sul serio. Invece tutto tace.

L’ultimo episodio riferito da Solidaritätsnetz International si è verificato lunedì 6 marzo 2023. La polizia, dice, ha trattenuto all’aeroporto di Chisinau, la capitale, 90 cittadini moldavi che stavano rientrando nel Paese dalla Turchia. Li ha interrogati senza l’assistenza dei loro legali e ha minacciato di rispedirli indietro. L’associazione nota che le leggi internazionali e la Costituzione stessa della Moldova garantiscono il diritto a tornare in patria.

Questo episodio può essere messo in relazione con un altro fatto di cui Solidaritätsnetz International si è interessata di recente. Si tratta del clima di panico e caccia alle streghe creato dalle autorità, dice l’associazione, nel tentativo di risolvere i problemi politici.

SISTEMA GIUDIZIARIO AL COLLASSO

Sempre secondo Solidaritätsnetz International, il sistema giudiziario sta avviandosi al collasso. Si sono registrate dimissioni di massa fra i giudici della Corte suprema a fronte di un’iniziativa del governo per sottoporli a una procedura di valutazione. Il governo sta eliminando il diritto a difendersi e ad essere giudicati da un tribunale equo e imparziale. Ha inoltre chiuso sei media che fornivano resoconti delle proteste anti-governative utilizzando procedure amministrative legate allo stato di emergenza.

E tutto questo, bisognerebbe aggiungere, non trova spazio sui grandi media occidentali. Men che meno se ne interessa l’Unione europea, che si proclama così attenta alla democrazia e al pluralismo. Si parla solo dei tentativi russi – così li chiamano – di destabilizzare la Moldova.

Vero è che la Moldova, così come la Georgia, è situata su una faglia apertasi di recente. Ma è anche vero che i sussulti di questa faglia sembrano in grado di terremotare e seppellire la certezza del diritto così come da due secoli siamo abituati a conoscerla in Europa.

GIULIA BURGAZZI

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