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Notizie8 Marzo 2023

In Georgia è in corso una sorta di Euromaidan

Di ·642 contenuti pubblicati
Proteste in Georgia, una sorta di Euromaidan?
Giulia Burgazzi analizza le attuali proteste in Georgia, evidenziando il conflitto tra manifestanti e governo riguardo a una legge sulle ingerenze straniere. Si discute anche del contesto geopolitico e delle pressioni dell'Unione Europea e degli Stati Uniti.
Punti chiave
  • Scontri tra polizia e manifestanti davanti al Parlamento georgiano.
  • Le proteste sono scatenate da una legge sulle ingerenze straniere.
  • La Georgia invia aiuti umanitari all'Ucraina ma non sanziona la Russia.
  • L'Unione Europea e gli Stati Uniti si oppongono alla legge georgiana.
  • La legge potrebbe compromettere i rapporti tra Georgia e Occidente.
L'articolo

In Georgia è in corso una sorta di Euromaidan: scontri di piazza davanti al Parlamento fra polizia e manifestanti che sventolano la bandiera dell’Unione europea. Ue e Stati Uniti hanno già gettato tutto il loro peso a favore delle proteste. Nel 2014, le  manifestazioni di Euromaidan portarono al cambio di regime in Ucraina e all’insediamento di un governo apertamente filo Ue, filo Usa e filo Nato.

IN GEORGIA CI SONO OSSEZIA E ABCASIA

L’attuale governo della Georgia può essere definito filo occidentale ma senza slanci né esagerazioni. Infatti la Georgia – un piccolo Paese alle pendici del Caucaso – invia aiuti umanitari all’Ucraina in guerra contro la Russia, ma non attua sanzioni contro la Russia. Però la Georgia non intrattiene relazioni diplomatiche con la Russia, con la quale ha un conto in sospeso chiamato Ossezia e Abcasia. Si tratta di regioni separatiste, di fatto autonome e filo-russe, nelle quali sono stanziate truppe russe.

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Praticamente, sono come la Transnistria della Moldova: potenzialmente utili per allargare la guerra in corso in Ucraina. Solo che un regime filo occidentale senza slanci né esagerazioni non è adatto ad uno scenario del genere: sarebbe più indicato un governo come quello della Moldova. E questa può essere una chiave di lettura utile per capire cosa sta accadendo in queste ore nelle strade di Tbilisi, la capitale della Georgia.

LE PROTESTE IN GEORGIA

Le proteste di piazza sono divampate l’altro ieri, lunedì 6 marzo 2023, e sono proseguite ieri, martedì 7, in seguito all’approvazione in prima lettura da parte del Parlamento di una legge che riguarda le ingerenze straniere. Le associazioni che ricevono più del 20% dei loro fondi dall’estero sarebbero obbligate a registrarsi come agenti stranieri.

In Occidente, di questi tempi gli agenti stranieri sono tipicamente russi, o almeno putiniani. Stavolta, secondo i manifestanti, la legge georgiana sugli agenti stranieri è “una legge di Putin”.

Diventa legittimo chiedersi, dunque, quali associazioni finanziate dall’Occidente siano ora all’opera in Georgia e che cosa stiano facendo. Solo del bene per puro spirito altruistico ad un Paese indubbiamente povero? La Georgia conta 3,7 milioni di abitanti: più o meno quanti le città di Napoli e di Caserta messe insieme. Il Pil pro capite è di appena 5 mila dollari all’anno.

LE REAZIONI DI UE E USA

L’Unione europea è il principale partner commerciale della Georgia e la sua “assistenza tecnica e finanziaria” vale 100 milioni di euro l’anno. Gli  Stati Uniti offrono altri 40 milioni di dollari. Servono per sostenere l’orientamento a favore del libero mercato e dell’Occidente. Non è nota la fetta di questo (e altro?) denaro occidentale eventualmente destinata ad associazioni che la legge in gestazione individuerebbe come agenti stranieri.

Secondo il capo della diplomazia Ue, Joseph Borrell, la legge sulle ingerenze straniere rischia di congelare la società georgiana. Essa inoltre è contraria ai valori europei e la sua adozione definitiva può avere serie ripercussioni sulle relazioni fra Ue e Georgia.

Neanche gli Stati Uniti vogliono la legge sulle ingerenze straniere. Secondo l’ambasciata statunitense in Georgia, essa è “ispirata dal Cremlino”. L’approvazione in prima lettura rappresenta “un giorno nero” per la democrazia georgiana. L’approvazione inoltre minerebbe i rapporti fra la Georgia e i suoi partner strategici.

Sono due prese di posizioni molto simili. In tutti e due i casi, la traduzione è: se non ritirate questa legge, vi tagliamo i fondi e vi trovate più poveri di prima. E, no, naturalmente in questo caso non si tratta di ingerenze straniere.

GIULIA BURGAZZI

 

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