Da pochi giorni c’è Dorin Recean, una sorta di Mario Draghi, alla guida della Moldova. E se la guerra in Ucraina si allarga, è verosimile che accada a partire da qui.

La Moldova è un povero e piccolo Paese sempre più presente nelle cronache di un’Europa alle prese con la guerra. L’Europa è un vaso di coccio nello scontro fra due vasi di ferro, cioè fra la Russia e gli Stati Uniti, ma la Moldova è a sua volta il vaso di coccio della già fragile Europa.

La Moldova ha inoltre una sua regione separatista: la Transnistria, che confina con l’Ucraina. Proprio ieri, 21 febbraio 2023, Putin ha peraltro revocato il decreto che impegnava la Russia a rispettare l’integrità territoriale della Moldova.

Ma per arrivare al possibile allargamento del conflitto bisogna partire da Dorin Recean, il Draghi locale appunto, e da Zelensky che è stato il suo profeta.

L’INSEDIAMENTO DI DORIN RECEAN

In visita a Bruxelles un paio di settimane fa, il presidente ucraino Zelensky ha parlato di un piano russo per destabilizzare la Moldova. Nello stesso giorno si è dimessa il primo ministro moldavo, Natalia Gavrilita, citando un’opinione pubblica sempre più scontenta della sua linea politica filo-occidentale e filo-Ue.

Così la presidente della Moldova, Maia Sandu, ha dato l’incarico di formare il nuovo governo ad un personaggio ancor più filo-occidentale e filo-europeo. Si tratta di Dorin Recean, già suo consigliere per la sicurezza. Il Draghi della situazione, appunto.

Domenica 19 febbraio 2023, migliaia di manifestanti hanno chiesto al governo moldavo di farsi carico dell’aumento del costo della vita e delle insostenibili bollette del riscaldamento. In Moldova, tanta gente ormai è alla fame. Le proteste sono opera di putiniani, sostengono in sostanza i grandi media occidentali.

DORIN RECEAN VUOLE SMILITARIZZARE LA TRANSNISTRIA

Dal canto suo, appena insediatosi come primo ministro, Dorin Recean ha detto che il problema più importante della Moldova è smilitarizzare la Transnistria. La povertà e le bollette del gas, di conseguenza, vengono dopo.

In Transnistria sono presenti soldati russi con funzione di peacekeeper e di guardiani di un enorme deposito di munizioni ex sovietico. “Bisogna smilitarizzare la Transnistria” è un modo più elegante per dire ” bisogna mandarli via”. Zelensky, nell’intervista di domenica 19 febbraio 2023 al Corriere della Sera, ha detto che l’Ucraina è pronta ad aiutare la Moldova a proposito della Transnistria.

Dunque, se l’Occidente si convince che la speranza di vincere la guerra in Ucraina passa attraverso l’allargamento del conflitto e l’apertura di un nuovo fronte con la Russia, la Transnistria è ora più che mai in pole position. Ma serve un rapido schizzo della situazione.

TRANSNISTRIA, IL DONBASS MOLDAVO

La Moldova è una fettina di terra incuneata fra la Romania e l’Ucraina. È diventata uno Stato indipendente dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’abolizione del russo come lingua ufficiale e l’adozione dell’alfabeto latino è stata la scintilla che ha portato alla guerra civile fra la Moldova stessa e la striscia del suo territorio stretta fra l’Ucraina e il fiume Dniester: la Transnistria, appunto, dove la gente si sente più legata alla lingua e alla cultura russa che all’Occidente e all’Europa.

Da allora – primissimi anni ’90 – la Transnistria è di fatto indipendente, anche se nessun Paese la riconosce come tale. La Moldova la considera parte del territorio nazionale e rivendica la propria sovranità su di essa.

La Transnistria ha chiesto l’annessione alla Russia nel 2014 e vi si parla russo. Fin dalla guerra civile, vi sono presenti soldati russi con funzione di peacekeeper.

VERSO L’ALLARGAMENTO DELLA GUERRA

Fino a ieri, la Russia riconosceva la sovranità della Moldova sulla Transnistria, ma secondo quanto riportato da Digi24 il 21 febbraio 2023 Putin ha cancellato il decreto che rafforzava l’impegno della Russia a rispettare l’integrità della Moldavia sulla questione della Transnistria.

Attualmente soldati russi fanno inoltre la guardia al deposito di armi Cobasna, un’esplosiva eredità sovietica. Si tratta del deposito di armi più grande, pare, dell’intera Europa orientale. Si dice che conservi 20.000 tonnellate di munizioni e altri equipaggiamenti bellici. Roba sovietica, verosimilmente per una parte deteriorata dal trascorrere dei decenni. Ma – per quel che se n’è salvato – roba facile da usare, senza l’addestramento indispensabile all’esercito ucraino per prendere dimestichezza con i recenti e sofisticati sistemi d’arma occidentali.

Zelensky, nell’intervista al Corriere della Sera, ha accennato al fatto che dalla Transnistria vengono i rischi di destabilizzazione incombenti – a suo dire – sulla Moldova. L’Ucraina è costantemente a corto di armi nonostante le generosissime forniture occidentali. Cobasna si trova proprio al confine fra l’Ucraina e la Transnistria-Moldova ed è talmente pieno di armi da sembrare la versione bellica del deposito di Zio Paperone. Bisogna smilitarizzare la Transnistria. L’Ucraina è pronta ad aiutare la Moldova per la Transnistria. Il cocktail è esplosivo.

GIULIA BURGAZZI

 

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