In Abcasia e Ossezia del Sud la Russia si libera le mani in vista di un potenziale allargamento del fronte di crisi con l’Occidente. Non a caso Putin le cita nel suo ultimo decreto.

Situate alle pendici del Caucaso, sono due regioni di fatto indipendenti e filo-russe della Georgia, che è filo-occidentale e legata alla Ue da un accordo di associazione. Hanno molto in comune con la Transnistria della Moldova, dalla quale ora potrebbe partire un allargamento della guerra in Ucraina.

E infatti anche Abcasia e Ossezia del Sud, esattamente come la Transnistria, compaiono nel decreto con cui Putin, martedì 21 febbraio 2023, ha sospeso il trattato Start sul disarmo nucleare e ha cancellato linee guida di politica estera inclini a tenere in considerazione gli interessi dell’Occidente.

Se ora in queste due regioni caucasiche capiterà qualcosa di contrario ai desideri di Washington e di Bruxelles, l’Occidente verosimilmente non cercherà una via d’uscita diplomatica: esattamente come non la cerca per la guerra in Ucraina contro la Russia. E quindi…

Abcasia e Ossezia del Sud

La Georgia rivendica la sovranità su Ossezia del Sud e Abcasia, così come la Moldova rivendica la sovranità sulla Transnistria. Inoltre, come la Moldova e come l’Ucraina, la Georgia è in ottimi rapporti con la Nato e aspira ad entrare nell’Unione europea, con la quale ha già sviluppato fitti legami.

Sia la Moldova sia la Georgia facevano parte dell’Unione Sovietica. Le rispettive regioni separatiste nascono da guerre civili scoppiate in aree che, venuta meno l’Urss, preferivano guardare alla Russia anziché all’Occidente.

Truppe russe sono presenti nella Transnistria che la Moldova considera suo territorio. Hanno funzione di peacekeeper e fanno la guardia ad un deposito di munizioni. La loro espulsione è un tema molto caro al nuovo capo del governo moldavo. Un atto del genere sarebbe la scintilla che allargherebbe la guerra in Ucraina. Ma truppe russe sono presenti anche in Abcasia e Ossezia del Sud. L’occidentalissima fondazione tedesca intitolata a Friedrich Naumann calcolava un anno fa 15 mila uomini, suddivisi fra tre basi militari. Sono quelle di Tskhinvali e Java, in Ossezia del Sud, e di Gudauta, in Abcasia.

Il decreto ritirato da Putin

C’è tuttavia una differenza fra Transnistria da una parte e, dall’altra, Abcasia e Ossezia del Sud. La Russia riconosce le ultime due dal 2008, mentre non riconosce la Transnistria. Col ritiro del decreto del 2012, tuttavia, non si impegna più a risolvere la questione della Transnistria nel rispetto dell’integrità territoriale della Moldova. In pratica, ora la Russia non riconosce più la sovranità della Moldova sulla Transnistria.

Un po’ diverso il quadro relativo ad Abcasia e Ossezia del Sud. Esse, oltre che dalla Russia, sono riconosciute da pochissimi altri Paesi. Col decreto del 2012 ora ritirato, la Russia si impegnava a rafforzarle come Stati democratici e moderni. Si tratta di un’espressione piuttosto oscura. Può essere intesa come un impegno a favorirne l’integrazione con l’Occidente.

Qualsiasi cosa questo volesse dire, non sarà più così. La Russia ora tiene le mani libere in Abcasia e Ossezia del Sud. Dati gli accordi di associazione con la Ue, ciò che lì potrà accadere sarà come se accadesse in Georgia, in Ucraina, in Moldova.

GIULIA BURGAZZI

 

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