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Notizie25 Novembre 2022

La Moldova usa lo stato di emergenza per soffocare le proteste contro il governo. Intanto la Ue la coccola

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la situazione in Moldova, evidenziando l'uso dello stato di emergenza per reprimere le proteste. Si discute anche del sostegno dell'Unione Europea a questo regime, nonostante le violazioni dei diritti umani.
Punti chiave
  • La Moldova rischia di diventare un'autocrazia secondo Solidaritätsnetz International.
  • L'Unione Europea sostiene la Moldova in funzione anti-russa.
  • Lo stato di emergenza è usato per soffocare le proteste anti-governative.
  • I diritti umani e le libertà civili sono significativamente limitati.
  • Solidaritätsnetz International chiede interventi internazionali per la situazione in Moldova.
L'articolo

La Moldova limita i diritti umani e rischia di trasformarsi definitivamente in un’autocrazia, dal momento che il parlamentarismo non esiste più. Questa la sostanza di quanto ha dichiarato ieri, giovedì 24 novembre 2022, l’associazione svizzera per i diritti umani Solidaritätsnetz International.

Alla pesantissima diagnosi bisogna tuttavia aggiungere una constatazione altrettanto pesante. E cioè il fatto che la Moldova è molto coccolata dall’Unione Europea in funzione anti-russa. Idem l’Ucraina, che mette la gente alla gogna e che liquida i partiti di opposizione.

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I due Paesi sono candidati all’ingresso nell’Ue e quasi trattati – l’Ucraina soprattutto – come se ne facessero già parte.

È questo il nuovo che avanza a Bruxelles? L’Unione europea non manca mai di citare il mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia quando condanna politicamente uno Stato. Se contemporaneamente accetta ciò che succede in Moldova ed in Ucraina, significa che usa i diritti umani come una clava.

Significa anche che l’Ue non avrebbe nulla da eccepire, verosimilmente, qualora la clava colpisse anche i cittadini europei propriamente detti.

Solidaritätsnetz International, che specifica di non accettare un centesimo da governi o da aziende, fa parte di Solidaritätsnetz Bern, il network svizzero che si batte per i diritti umani. All’interno di questo network, Solidaritätsnetz International segue da vicino i Paesi post sovietici.  Fra l’altro, aiuta i profughi che hanno lasciato l’Ucraina in seguito alla guerra e prende le difese di un sacerdote imprigionato in Russia perché accusato di diffondere notizie false sull’esercito. Dunque non si può ascrivere alla propaganda putiniana il suo preoccupato giudizio sulla situazione in Moldova.

A questo proposito, Solidaritätsnetz International sottolinea che, dall’inizio della guerra in Ucraina, è in vigore in Moldova lo stato di emergenza: tuttavia in Moldova non c’è la guerra e non si sono verificate calamità di altra natura. C’è invece una gravissima crisi economica e sociale.

A quanto dice Solidaritätsnetz International, la polizia e i servizi segreti stanno impedendo le proteste anti-governative causate dalla crescente povertà. Lo stato di emergenza è utilizzato per soffocare l’opposizione e per comprimere i diritti dei cittadini.

La libertà di riunirsi pacificamente e il diritto di protestare, continua Solidaritätsnetz International, sono limitati in modo significativo. Lo stesso vale per il diritto alla libertà di opinione e di informazione e per il diritto all’integrità fisica. Esistono casi di detenzione ingiustificata e di repressione di manifestazioni pacifiche.

Solidaritätsnetz International afferma dunque che in Moldova non esiste il parlamentarismo e che è necessario impedire la definitiva trasformazione del regime in un’autocrazia.

Per questo chiede l’intervento di alto commissariato Onu per i diritti umani, Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e Dipartimento federale svizzero per gli Affari esteri: l’equivalente del nostro Ministero degli Esteri. Solidaritätsnetz International invoca anche l’intervento della Commissione europea. Ma l’ultima richiesta, si può aggiungere, è probabilmente sprecata.

GIULIA BURGAZZI

 

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