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Notizie3 Giugno 2022

Le scimmiette dello Zio Sam e le banane. Le manovre per privare l’Ungheria del voto nell’UE

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza le manovre dell'UE per privare l'Ungheria del diritto di voto, evidenziando il conflitto con gli interessi statunitensi. Si discute anche della questione delle sanzioni e del rispetto dello stato di diritto come strumento di pressione.
Punti chiave
  • L'Ungheria ha utilizzato il diritto di veto per proteggere i suoi interessi.
  • Draghi ha suggerito di superare l'unanimità nel Consiglio UE.
  • Carlo Cottarelli ha criticato l'influenza ungherese sulle decisioni europee.
  • La vicepresidente del Parlamento UE ha proposto di privare l'Ungheria del voto.
  • L'UE sta innescando procedure contro Polonia e Ungheria per 'rule of law'.
L'articolo

Se non ti comporti come una beneducata scimmietta dello Zio Sam,  non ti do più le banane. Mai sarà scritto in un documento o detto in un’intervista, ma è il succo delle ultime convulsioni UE relative alla necessità di superare l’unanimità decisionale richiesta in alcune circostanze e-o di privare del diritto di voto l’Ungheria.

L’Ungheria – proprio facendo leva sull’unanimità in quell’occasione necessaria – a lungo ha impedito che l’UE vietasse di importare il petrolio russo: mentre gli Stati Uniti da tempo premevano affinché la cosa celermente avvenisse. Ha poi acconsentito al divieto suicida a patto di salvaguardare il suo interesse nazionale: l’Ungheria può infatti continuare ad importare petrolio russo via oleodotto, non avendo pearltro sbocchi sul mare.  E infine, sempre facendo leva sulla necessità di un voto unanime, l’Ungheria ha impedito che le sanzioni investissero anche il patriarca Kirill, il capo della Chiesa ortodossa russa, considerato sconvenientemente vicino a Putin.

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Nella storia dell’Occidente, sarebbero state le prime sanzioni contro un’autorità religiosa. Avrebbero magari anche aperto le porte a sanzioni contro papa Bergoglio, che ha stigmatizzato “l’abbaiare della NATO alle porte della Russia”.

Ma tant’è. Non ci badano, i novelli ayatollah dell’Occidente. A proposito: a suo tempo non fu sottoposto a sanzioni nemmeno il pur indigesto ayatollah Khomeini, capo non solo religioso ma anche politico dell’Iran. Non ci badano, i novelli ayatollah, e hanno iniziato la bastonatura della maleducata scimmietta ungherese per privarla della possibilità di ostacolare i desideri dello Zio Sam e le decisioni UE. E per privarla, va da sé, anche delle banane rappresentate dai fondi UE.

Il primo ministro italiano Draghi ha assestato uno dei primi colpi – particolarmente robusto – mediante manganello felpato. Infatti non ha citato l’Ungheria quando ha detto, ormai un mese fa, che bisogna superare il principio di unanimità nel Consiglio UE. In quell’occasione non ha detto nemmeno che è il Consiglio UE a varare le sanzioni e che le sanzioni sono uno dei casi in cui l’unanimità è necessaria. Però era ed è questo il significato delle sue parole, che la presidente della potente Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha prontamente spalleggiato insieme alla Germania e al Parlamento Europeo nonché insieme alla presidente del Parlamento Europeo Metsola e al presidente francese Macron.

Ora che l’Ungheria ha incassato la difesa dell’interesse nazionale derivante dal suo diritto di veto sullo stop al petrolio russo, oltre ai pezzi da 90 si sono sentiti in dovere di entrare in scena anche i pezzi da 45: nella fattispecie Carlo Cottarelli e la vicepresidente del Parlamento Europeo. Cottarelli si è affidato a Twitter


La vicepresidente del Parlamento Europeo, in un’intervista, ha apertamente proposto di privare l’Ungheria del diritto di voto in seno al Consiglio UE, ovvero su sanzioni e affini, visto che lo usa, lei dice, per ricattare gli altri Stati. I trattati e l’architettura istituzionale UE lo impediscono. Tuttavia è già pronta una soluzione alla quale la vicepresidente non accenna: anche lei, manganello felpato.

La soluzione si chiama “rule of law”, traducibile con “rispetto dello stato di diritto”. In sostanza, chi non si attiene ai cosiddetti valori dell’UE viene privato dei fondi UE e del diritto di voto nel Consiglio UE.

Il termine “valori” è ampiamente stiracchiabile. Comunque l’UE ha da tempo innescato la procedura nei confronti di Polonia e Ungheria, messe sotto accusa a proposito del “rule of law”. Per la Polonia – così vicina all’Ucraina e così zelante nel contrastare la Russia –  è ormai passato tutto in cavalleria: ha promesso che sarà buona e ha ricevuto i soldi che prima sembravano bloccati. L’Ungheria invece è sempre più profondamente nelle grane.

A Bruxelles, le scimmiette dispettose e maleducate con Washington non ricevono le banane. Ma le scimmie, poverette, stanno in gabbia. Se l’Ungheria vorrà definitivamente smettere di essere considerata una scimmietta dello Zio Sam, se forzerà le sbarre rinunciando alle banane, aprirà una strada che altri potranno seguire.

GIULIA BURGAZZI

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