Polexit e Unghexit: la Von Der Leyen firmerà l'”opzione nucleare”?

E così oltre al Polexit può darsi che si materializzi anche l’Ungexit. Manca solo la firma della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, alle lettere con cui l’Unione Europea innesca la procedura per tagliare i fondi alla Polonia e all’Ungheria: la cosiddetta opzione nucleare contro i suoi membri ribelli che, quando si tratta di sistemare le faccende di casa propria, non si piegano ai diktat di Bruxelles.

Tradotta in burocratese, l’opzione nucleare è l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea. Quando uno Stato membro non rispetta i cosiddetti valori fondanti dell’UE perde i diritti che gli derivano dall’appartenenza alla stessa UE: perde i soldi, ma anche il voto all’interno di alcuni meccanismi istituzionali. Mantiene tuttavia i doveri: e a quel punto, che senso ha restare.

E quali sono i “valori fondanti” che Polonia ed Ungheria non rispetterebbero? Si riassumono con l’espressione “stato di diritto”: ogni anno la Commissione Europea scrive un rapporto sul rispetto dello stato di diritto da parte di ogni Stato membro dell’UE.

In parole povere, rispettare lo stato di diritto significa avere un’architettura istituzionale e delle leggi che impediscono l’esercizio arbitrario del potere. Nell’interpretazione che ne dà la Commissione europea, lo stato di diritto comprende fra l’altro indipendenza della magistratura, rapidità dei processi, lotta alla corruzione, pluralismo dell’informazione.

Ma, verificando il rispetto dello stato di diritto, la Commissione Europea si avventura di fatto in un campo minato. Non rimprovera praticamente nulla all’Italia, dove pure  – ad esempio – bisogna girare largo per trovare un organo di informazione non appiattito sulle posizioni governative, mentre invece lancia fulmini e saette su Polonia ed Ungheria.

Ohibò,  in Polonia il regime disciplinare dei giudici non va bene, l’acquisizione di un’agenzia di stampa da parte di una società statale può limitare la libertà di espressione e l’ambiente di lavoro dei giornalisti va deteriorandosi (Ranucci potrebbe mettersi in contatto coi colleghi polacchi per sentirsi meno solo). E quanto all’Ungheria, doppio ohibò, anche rischi di clientelismi e favoritismo (in Italia no?), eccetera eccetera.

L’Unione Europea è un pachiderma lento. Le radici dell’opzione nucleare contro Polonia e Ungheria vengono da lontano: rispettivamente, dal 2015 e dal 2018, che nei due Paesi furono anni di elezioni vinte da forze politiche considerate populiste nei palazzi di Bruxelles. Con ogni probabilità anche gli sviluppi della crisi innescati dalle lettere ora alla firma di von der Leyen non saranno esattamente fulminei.

Però l’avvio dell’opzione nucleare è un fatto senza precedenti. C’è da preparare il popcorn – una robusta e magari duratura dose di popcorn – dato che l’UE è diventata un vassallo inutile degli Stati Uniti. Può davvero darsi che, tenendo anche conto del Brexit, l’UE stia scegliendo di irrigidirsi proprio perché si sente debole, e in questo caso acceleri essa stessa la sua fine.

DON QUIJOTE

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