“L’ira di Putin è stata provocata dall’abbiare della NATO alle porte della Russia. Altro che sottigliezze gesuitiche, il Papa è stato diretto come un destro di Rocky Marciano nell’intervista concessa al Corriere della Sera. Certamente, poi modera i toni e presenta anche le ragioni della controparte ucraina. Ma di certo non si sta infilando nel partito della guerra.

Bergoglio non tesse l’elogio di Putin. Ammette di aver chiamato solo Zelensky dall’inizio della guerra, ma poi cala un ulteriore asso: “l’ira di Putin – dice – non so se sia stata provocata, ma facilitata sì. Ed è Mosca la città che il Papa vuole vedere: “A Kiev per ora non vado — spiega —. Ho inviato il cardinale Michael Czerny, e il cardinale Konrad Krajewski, che si è recato lì per la quarta volta. Ma io sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin”. Ribadisce inoltre il suo “no” secco al commercio di armi: “Il commercio degli armamenti è uno scandalo, pochi lo contrastano. Due o tre anni fa a Genova è arrivata una nave carica di armi che dovevano essere trasferite su un grande cargo per trasportarle nello Yemen. I lavoratori del porto non hanno voluto farlo. Hanno detto: pensiamo ai bambini dello Yemen. È una cosa piccola, ma un bel gesto. Ce ne dovrebbero essere tanti così”. Chissà se qui  il Papa ha voluto alludere gesuiticamente ai lavoratori dell’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa che si sono rifiutati di caricare armi destinate all’Ucraina.

Sta di fatto che anche simbolicamente il Papa non ha aderito alla campagna russofoba arrivando addirittura ad un atto di consacrazione. Ma cosa c’é dietro? Che politica segue Bergoglio?

Una delle grandi illusioni dell’élite americana è stata quella di ridurre il Papa a mero “cappellano dell’Occidente”. Ci provò Truman con Pio XII dopo la Seconda Guerra Mondiale trovando la porta sbarrata e ci provò Reagan con Giovanni Paolo II. Il secondo caso è il più interessante: subito dopo la caduta del comunismo, nella lotta al quale amministrazione americana e papa polacco si trovarono fianco a fianco, Wojtyla si oppose a tutte le decisioni guerrafondaie dei vari Bush arrivando ad una tensione altissima con l’America nel 2003. E’ l’illusione dell’Impero che non può comprendere una politica che non sia fatta di bombe e cannoni. Ma c’é di più: è da tempo che il Vaticano guarda alla Russia.

Bergoglio e Putin lavorarono geopoliticamente sulla Siria. Nonostante l’aspetto mediatico di Pontefice “obamiano” Bergoglio ha visto in Russia e Iran i due attori che potevano fermare le stragi cristiane in Siria. Di questo se ne accorse l’Huffington Post che nel 2015 scriveva allarmato che “nel Risiko del Grande Medio Oriente Francesco è stato il primo a rimettere in gioco Mosca e Teheran, modificando gli equilibri dell’area e mobilitando le due potenze, ortodossa e sciita, che oggi con il loro ritorno in forze, assai più di Parigi e Washington, stringono in una morsa lo Stato Islamico“. L’ambasciatore russo pressa la Santa Sede parla anche di “simpatia personale” tra Francesco e Putin.

Forse il fatto che il Papa sia un sudamericano, e quindi arrivi da zone che hanno subito in maniera feroce l’imperialismo USA, gioca su questo. Ma sin dalla fine della Guerra Fredda il Vaticano ha cercato di slegarsi dall’Impero Americano e ne divenne un forte critico: se negli anni 80 Giovanni Paolo II andò da Pinochet, negli anni 90 si recò da Castro. E tutti i suoi successori visitarono Cuba.

La Russia non è ancora stata visitata da un Papa, anche per via dell’ostilità del vecchio patriarca Alessio, ma già Giovanni Paolo II mostrava un particolare interesse verso l’ex nemico. Non è solo politica “terrena”: la Russia è cruciale nelle profezie di Fatima, è la terra dalla quale dovrebbe, in qualche modo, arrivare la rivoluzione dello Spirito.

Certo, nell’intervista al Corriere spesso il Papa corregge gesuiticamente il tiro, parlando di Zelensky e di popolo ucraino: ma la critica alla NATO è espressa in termini troppo brutali per non essere sinceri. Come è ebvidente il maggior desidero di andare a Mosca piuttosto che a Kiev.

I Papi passano, ma la Chiesa non guarda più a un Occidente secolarizzato e materialista. Guarda a Paesi dove il Cristianesimo, seppur in forma ortodossa, sta rinascendo in maniera orgogliosa. E, come nel Medioevo, è insofferente delle ingerenze dell’Impero

ANDREA SARTORI

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