L’emendamento condizionatori inserito nel decreto bollette in funzione antiputiniana produrrà risparmi pressoché insignificanti. Ha tutta l’aria di essere piuttosto un tentativo di rendere graduale il razionamento dell’energia. Se entrerà in vigore pian piano, alla gente sembrerà si prendere solo una dolce Euchessina, devono essersi detti ai piani alti.

In base all’emendamento condizionatori approvato ieri, martedì 19 aprile, dal primo maggio negli uffici pubblici i condizionatori dovranno essere impostati al massimo su 27 gradi. Consentiti due gradi di tolleranza che in concreto producono 25 gradi di lecita frescura estiva. Inoltre termosifoni invernali al massimo su 19 gradi, con due gradi di tolleranza. Ovvero, in inverno non più di 21 gradi. E bisognerà anche tener conto della media ponderata: mica pizza e fichi… Multe salatissime per i trasgressori, ovviamente. Altrettanto ovviamente, le regole non riguardano le case private: chi mai potrebbe controllare?

L’inutilità sostanziale dell’emendamento presenta due aspetti. Il primo riguarda le temperature. I 21 gradi concessi d’inverno e i 25 d’estate sono in ultima analisi piuttosto normali. Chi mai d’estate tiene il golfino e d’inverno gira in ufficio in canottiera?

Esistono vari aneddoti su uffici pubblici coi termosifoni a palla e le finestre spalancate mentre fuori c’è la neve. Però casi del genere sono legati ad impianti di riscaldamento vecchi e inefficienti. Quelli che ti fanno sudare in alcuni ambienti per non morire di freddo in altri.

Il vero risparmio si produrrebbe sostituendo l’impianto. Inoltre la ricetta migliore per consumare meno è l’efficientamento energetico. Coibentare i muri, sostituire gli infissi pieni di spifferi. Ma costerebbe e non si può aumentare la spesa pubblica. Ce lo chiede l’Europa!

Il secondo aspetto dell’inutilità dell’emendamento riguarda invece l’entità del risparmio energetico. Assolutamente risibile. Altro che sostituire il gas russo…

Soltanto un terzo circa del gas consumato in Italia serve per il riscaldamento. Il riscaldamento negli edifici pubblici rappresenta una piccola frazione di questo terzo. Il risparmio ottenuto abbassando i termosifoni negli edifici pubblici è una piccola frazione di questa piccola frazione.

Idem per l’elettricità dei condizionatori. Quasi il 60% dell’energia elettrica prodotta in Italia è di origine termoelettrica: sostanzialmente, deriva dal gas. Il consumo per amministrazione pubblica, difesa, sanità, servizi sociali – in sostanza gli uffici pubblici – è pari a circa un trentesimo del totale. I condizionatori rappresentano una piccola frazione di questo trentesimo. Il risparmio ottenuto facendoli funzionare di meno è una frazioncina di questa piccola frazione.

Il gas russo, invece, copre il 40% del fabbisogno italiano. Se Putin chiude il rubinetto, non esiste un altro fornitore in grado di darcene altrettanto. Non bastano minimamente né il gas algerino né tantomeno quello americano.

Non resterà che razionare, appunto. Così cercano di far passare il concetto poco per volta, a cominciare dall’emendamento condizionatori di risibile utilità concreta. Credono che, se ci abituano pian piano, ci sembrerà di prendere solo una dolce Euchessina.

GIULIA BURGAZZI

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