Sostieni il canale
1.534 di 2.000 sostenitori questo mese 76%
Dona
Salta al contenuto principale

Visione TV

a
Notizie15 Settembre 2022

Taglio dei fondi a Budapest in vista: l’Ue spalanca la porta d’uscita davanti all’Ungheria

Di ·642 contenuti pubblicati
taglio fondi ue ungheria unghexit ungexit
Giulia Burgazzi analizza la situazione dell'Ungheria nell'Unione Europea, evidenziando i segnali di un possibile divorzio. Si discute anche del taglio dei fondi europei e delle implicazioni per Budapest.
Punti chiave
  • Il Parlamento Europeo approverà una risoluzione contro la democrazia in Ungheria.
  • La Commissione Europea raccomanderà di ridurre i fondi UE all'Ungheria.
  • L'Ungheria potrebbe perdere fino al 70% dei fondi di coesione.
  • Il Consiglio UE avrà tre mesi per decidere sul congelamento dei fondi.
  • Orban ha accennato a una possibile uscita dell'Ungheria dall'UE.
L'articolo

Non si può dire che l’Unione Europea voglia espellere l’Ungheria di Orban. Due indizi però suggeriscono che intenda spalancarle  davanti la porta di uscita: è oltretutto l’unico Stato membro che si oppone alle sanzioni contro la Russia.

Il primo indizio del divorzio è una risoluzione che il Parlamento Europeo dovrebbe approvare nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 15 settembre. Sancisce che l’Ungheria non può più essere considerata una piena democrazia perché esistono problemi legati al funzionamento del suo sistema elettorale e giudiziario e alla protezione dei gruppi più vulnerabili, ovvero migranti, donne e omosessuali. Chiede inoltre di tagliare i fondi all’Ungheria. Alla luce del dibattito svoltosi ieri e del peso degli schieramenti, l’approvazione sembra scontata.

Pubblicità

Il secondo indizio del possibile rapido divorzio fra Bruxelles e Budapest è lo scoop pubblicato ieri, mercoledì 14, dall’agenzia di stampa Reuters: la Commissione Europea intende raccomandare di ridurre a un bonsai, o poco più, i fondi che il bilancio UE destina all’Ungheria e che abitualmente sono assai generosi. Ci si attende che ufficializzi la raccomandazione già domenica 18.

L’Ungheria resterebbe nell’UE se dovesse conservare gli obblighi dati dall’appartenenza al blocco ma perdesse i vantaggi pecuniari? Verosimilmente no.

La questione del taglio dei fondi UE all’Ungheria ha radici vecchie e all’inizio coinvolgeva anche la Polonia. Quest’ultima però sembra essersi emendata dai suoi veri o presunti peccati. La Polonia, al contrario dell’Ungheria, è un falco delle sanzioni contro la Russia.

Le accuse mosse inizialmente ai due Paesi, e ora soltanto all’Ungheria, riguardano il mancato rispetto del cosiddetto stato di diritto: indipendenza della magistratura, rapidità dei processi, pluralismo dell’informazione, lotta alla corruzione.

Tuttavia nell’interpretazione che ne dà Bruxelles lo stato di diritto consiste anche, e forse soprattutto, nell’anteporre il diritto europeo a quello nazionale, così da permetterne la completa ed omogenea applicazione in tutta l’Unione Europea.

Lo stesso primo ministro Orban aveva accennato nell’aprile scorso, durante la campagna elettorale, alla possibile uscita dell’Ungheria dall’Unione Europea. Il taglio dei fondi potrebbe essere l’occasione.

L’Ungheria è, dopo la Polonia, il maggior beneficiario netto degli stanziamenti UE. A quanto scrive l’agenzia Reuters, la Commissione Europea intende raccomandare il congelamento di una parte consistente – fino al 70%  – dei cosiddetti fondi di coesione che il bilancio UE stanzia per l’Ungheria nel periodo 2021-2027 e che ammontano a 22,7 miliardi di euro. All’Ungheria spetterebbero anche 6 miliardi per la ripresa economica post Covid, ma sono già congelati.

La decisione finale sul congelamento dei fondi, ossia sulla porta d’uscita spalancata davanti all’Ungheria, spetta al Consiglio UE. Quest’ultimo è l’organo che rappresenta i Governi degli Stati membri. Se davvero la Commissione Europea raccomanderà il congelamento, il Consiglio UE avrà tre mesi per decidere. In questo lasso di tempo in teoria l’Ungheria potrebbe recitare il mea culpa e, anziché andarsene, adottare provvedimenti adatti ad accontentare Bruxelles: cosa che peraltro non ha fatto fin dal 2018, anno in cui sono partiti i primi richiami.

L’Ungheria è stata la prima a decidere di pagare in rubli il gas russo, come la Russia ha richiesto, spaccando di fatto l’UE. Ha puntato i piedi e ha ottenuto di essere esentata dal divieto UE di importare petrolio russo che sarà in vigore a partire da dicembre. Ha firmato da poco un accordo con la Russia per importare più gas, mentre altrove il gas è scarso razionato.

Se infilasse la porta d’uscita che l’UE le spalanca davanti, l’Ungheria perderebbe i miliardi dell’UE ma verosimilmente la Russia non le farebbe mancare l’energia, le materie prime e gli altri beni di cui è grande esportatrice. L’Ungheria eviterebbe così la recessione che sta spalancandosi davanti all’Unione Europea. Può darsi che spalancare la porta d’uscita diventi un autogol dell’Unione Europea.

GIULIA BURGAZZI

★ Sostieni il giornalismo indipendente

Hai trovato valore in questo video?
Aiuta a tenere viva questa voce indipendente.

Visione TV non ha investitori né sponsor. Esiste solo grazie ai sostenitori. 25€ al mese — meno di un caffè al giorno — per garantire un'altra settimana di lavoro indipendente.

★ Diventa sostenitore
📚 Lettura consigliata · Visione Editore
L'incubo Europeo - Visione 09/2024
L'incubo Europeo - Visione 09/2024
Perché leggerlo: L'incubo Europeo analizza le sfide e le crisi dell'Europa, inclusi i temi di democrazia e finanziamenti, rilevanti per la situazione dell'Ungheria.
Scopri il libro →

Discussione

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Geopolitica e informazione libera. Una televisione indipendente sostenuta da chi la guarda.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Sostieni Visione TV