Ma lo fa apposta, l’Unione Europea, a distruggere l’economia del continente? Visti i prezzi insopportabili dell’energia, vuole riformare il mercato dell’energia stessa. E fin qui, tutto bene. Però lo farebbe innanzitutto istituendo un price cap, cioè  tetto al prezzo del gas. Stabilire insomma una cifra massima oltre la quale non si può né vendere né comprare. Questo probabilmente sfocerebbe nello stop alle residue forniture da parte della Russia. Inoltre potrebbe allontanare dal mercato europeo anche altri fornitori. Conseguenze: termosifoni spenti e altre fabbriche ferme.

Non basta. Nell’UE, si parlerà solo l’anno venturo di riformare il mercato elettrico, dalla cui struttura discendono direttamente i recenti altissimi prezzi. Questa riforma sarebbe l’intervento più semplice e più veloce: e secondo Bruxelles invece può aspettare.

L’eliminazione delle sanzioni alla Russia, poi, farebbe tornare abbondante il gas nell’UE, e di conseguenza si abbasserebbero i prezzi sia del gas sia dell’elettricità. Sarebbe una “riforma” ultrarapida e a costo zero. La caldeggia perfino da Luttwak, il falco dei falchi statunitensi, che contestualmente tratta l’Unione Europea da servo sciocco degli USA. Servo sciocco fino in fondo: l’Unione Europea neanche considera l’ipotesi.

Nell’UE, il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica – quello più celermente riformabile, se proprio non vogliono eliminare le sanzioni – funziona in base al cosiddetto prezzo marginale. Significa che il prezzo dell’energia elettrica prodotta grazie alla fonte più cara (ora è il gas) fa il prezzo di tutta l’energia elettrica.

Il prezzo dell’energia elettrica scenderebbe immediatamente se l’UE decidesse che il prezzo di tutta l’energia elettrica si forma in base al prezzo di ciascuna fonte di energia elettrica (gas, idroelettrico, carbone, eolico, fotovoltaico…) e in base alla quota di energia che ciascuna fonte fornisce. Il costo delle energie rinnovabili non è aumentato, al contrario di gas e carbone. In Italia le rinnovabili forniscono il 35% dell’elettricità. Fate voi… Ma loro non lo fanno. Se ne comincerà a parlare, appunto, col 2023. Campa, cavallo. E nel frattempo paga le bollette.

L’UE vuole subito metter mano, invece, al prezzo del gas all’ingrosso. Ora si forma al TTF di Amsterdam: una specie di Borsa nella quale vengono scambiate ridotte quantità di gas. Però il prezzo del TTF è il punto di riferimento per  il prezzo di tutto il gas: anche quello che discende da contratti a lungo termine e che di solito costa assai meno.

Per caso vogliono smantellare l’ambaradan finanziario che stabilisce il prezzo del gas al TTF? E vogliono invece tener conto – anche qui – del prezzo reale di ogni singola fornitura di gas? Macché. Vogliono invece stabilire un tetto oltre il quale il prezzo del gas non può andare.

L’ideona è di Draghi, il quale (ma lo esplicita di rado) ritiene che il tetto vada applicato solo al gas russo. Quello che ancora arriva, discende da contratti a lungo termine. Le loro clausole sono uno dei segreti meglio custoditi d’Europa. Il gas russo diretto in Italia ha un prezzo bassissimo, ma in genere – per quel poco che si sa – i contratti a lungo termine sono in una certa misura indicizzati ai prezzi di mercato del gas, o anche del petrolio, che ora sono molto alti..

Se il prezzo del gas russo di questo o quel contratto a lungo termine dovesse superare il “tetto” stabilito dall’Unione Europea è facile immaginare cosa farebbe Gazprom: chiuderebbe gli ultimi rubinetti in tre nanosecondi. Il gas per la Russia è un business abbastanza marginale. E’ il petrolio che nonostante le sanzioni occidentali le permette di incassare fior di quattrini.

Inoltre tutti i fornitori – non solo Gazprom – rifiuterebbero con ogni probabilità di fornire all’Europa del gas con un prezzo inferiore al prezzo di mercato.

In un regime neoliberista quale quello voluto dall’UE,  un tetto potrebbe funzionare solo se la differenza fra prezzo di mercato e prezzo amministrato fosse coperta da soldi pubblici. Una spesa enorme e incompatibile, in Italia e non solo, con i vincoli di bilancio che l’UE stessa impone. E se poi si trovasse il modo di aggirarli, i soldi risparmiati con le bollette li tireremmo fuori in tasse. Sai che bell’affare!

Di conseguenza, salvo clamorosi conigli fatti uscire dal cilindro, il tetto al prezzo del gas che l’UE vuole istituire rapidamente farebbe ulteriormente diminuire la disponibilità del gas stesso. Con conseguente, ulteriore distruzione dell’economia continentale.

GIULIA BURGAZZI

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