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Notizie6 Luglio 2022

W le sanzioni: la Russia vende più petrolio a tutti (anche all’Italia) e incassa di più

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza l'aumento delle esportazioni di petrolio russo nonostante le sanzioni occidentali. Si discute anche dell'impatto economico per l'Occidente e della situazione della raffineria Isab in Italia.
Punti chiave
  • La Russia ha aumentato le esportazioni di petrolio dopo l'inizio della guerra in Ucraina.
  • Cina, India e Italia stanno acquistando petrolio russo a ritmi elevati.
  • Le sanzioni sul petrolio russo danneggiano le economie occidentali, aumentando i prezzi.
  • La raffineria Isab di Priolo, di proprietà russa, dipende dal petrolio russo.
  • Entro fine anno entrerà in vigore il divieto di importare petrolio russo in Italia.
L'articolo

Alla faccia delle sanzioni occidentali, dopo l’inizio della guerra in Ucraina la Russia ha aumentato le sue esportazioni di petrolio, che ora sono al massimo da tre anni. Ovviamente ha anche aumentato i relativi incassi. Lo ha fatto perché Cina, India e altri – Italia compresa – stanno comprando il suo petrolio a manetta. Risultato: la Russia è abbastanza forte per tagliarci il gas.

Il divieto di importare petrolio russo entrerà in vigore nell’UE e in Italia a fine anno, ma già ora molti Paesi – non l’Italia – cercano di ridurre l’acquisto.

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Lo vede anche un bambino: l’embargo, talvolta ipocrita, sul petrolio russo fa molto male alle economie del cosiddetto Occidente, che sono costrette a cercare disperatamente altri fornitori con il risultato di fare aumentare i prezzi, mentre non fa neanche il solletico alla Russia. Questo non lo vedono però i politici, o almeno: si comportano come se non lo vedessero.

Può allora aiutarli ad aprire gli occhi il tweet con il grafico che illustra l’andamento delle esportazioni del petrolio russo. Mette a confronto la situazione di febbraio, prima della guerra, con la media di marzo, aprile e maggio. Il grafico viene da Kpler, che si occupa di analisi delle situazioni commerciali. Non è pubblicamente accessibile sul suo sito: lo ha diffuso Zerohedge e Kpler lo ha ritwittato, riconoscendo così implicitamente che si tratta davvero di farina del suo sacco. Eccolo

Se ancora non è sufficiente, i politici possono leggere l’analisi che la prestigiosa S&P, anch’essa specializzata in questioni commerciali, ha costruito sui dati di Kpler e di altri.

In sostanza: vero che ora la Russia vende spesso il suo petrolio con uno sconto del 30% circa, ma ne vende sempre di più (le sue esportazioni sono al massimo da tre anni) e il petrolio è notevolmente rincarato. Risultato: in maggio i proventi che la Russia ha ricavato dal petrolio sono saliti a 20 miliardi di dollari, con un aumento di 1,7 miliardi rispetto ad aprile.

Su S&P c’è anche un grafico più dettagliato sulla destinazione del petrolio russo prima e dopo la guerra e le sanzioni. Eccolo

destinazione del petrolio russo prima e dopo le sanzioni

Oltre allo shopping recentemente effettuato dalla Cina, dall’India e dalla Turchia, spicca il notevole aumento della quantità di petrolio russo importato dall’Italia. Per quel che se ne sa, è legato principalmente alla raffineria Isab di Priolo, la più grande d’Italia. Appartiene alla russa Lukoil. Lo zelo non richiesto nell’interpretazione delle altre sanzioni alla Russia ha costretto la raffineria Isab ad acquistare e lavorare esclusivamente petrolio russo: finché le è concesso di farlo.

Con la fine dell’anno, entrerà in vigore nell’Italia e nell’UE il divieto di importare petrolio russo. Che fine faranno la Isab di Priolo e i suoi dipendenti? La domanda è retorica.

Devono infatti accontentarsi di un emendamento inserito nel decreto Aiuti e sbandierato come una vittoria dai politici che l’hanno proposto e dai giornaloni. In realtà l’emendamento non prevede una soluzione, ma solo l’istituzione di un tavolo per scongiurare la chiusura dello stabilimento. Auguri, Isab. Auguri, Italia.

GIULIA BURGAZZI

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