Le sanzioni UE sono un esempio di potenza autodistruttiva. Lo mostra il caso di Slovalco, grande fonderia in Slovacchia. Come stanno facendo tante altre industrie energivore in Europa, Slovalco cessa la produzione di alluminio a causa degli alti costi dell’energia dovuti appunto alle sanzioni contro la Russia. Lascia a casa centinaia di dipendenti.

Intanto la Russia se la passa tutt’altro che male. Ha ridotto le esportazioni verso l’Europa ma parallelamente ha ampliato la gamma dei clienti. Inoltre a causa dell’aumento dei prezzi ha incassato molto di più, mentre l’economia europea risulta devastata.

La faccenda della Slovalco riguarda da vicino l’Italia: era un fornitore fondamentale per tante aziende europee. Esse, come avverte l’amministratore delegato Milan Veselý, dovranno acquistare alluminio dalla Cina o dalla Russia.

In teoria, dalla Russia non si potrebbe: anche sull’alluminio ci sono sanzioni imposte dall’UE. La necessità indurrà l’Unione Europea a fare dietrofront? Quanto alla Cina, la Commissione Europea ha appena reintrodotto i dazi sull’importazione di alluminio in funzione anti-dumping. L’ha fatto perché non prevede carenza di alluminio nell’Unione Europea.

Oh, quale perfetta analisi della situazione! La Commissione Europea non prevede carenza di alluminio, ma i produttori europei di alluminio e di metalli stanno fermando la produzione e lasciando a casa i dipendenti per il caro energia: vedi anche ad esempio, per quanto riguarda l’Italia, la Portovesme e la Glencore. Se non mancherà la materia prima, sarà semmai solo perché le aziende che la utilizzerebbero dovranno fare come la Wartsilia di Trieste: ferme anche loro.

Chi si frega le mani, in questa situazione? Certo la Cina, che fa affari d’oro acquistando energia e materie prime dalla Russia ed esportando in Europa. Magari ora, in aggiunta, potrà ri-esportare in Europa a prezzo maggiorato l’alluminio russo: questo, almeno, finché non divamperà la tendenza degli Stati Uniti a dar fuoco al mondo e ad istituire barriere anche con la Cina.

Ma ci guadagnano molto gli Stati Uniti, che attraverso le sanzioni alla Russia hanno messo in ginocchio un concorrente, ovvero l’economia europea.

Gli Stati Uniti devono aver convinto l’Unione Europea ad imporre sanzioni alla Russia spiegando che il PIL della Russia è analogo a quello della Spagna o dell’Italia: che ci vorrà mai, per metterla in ginocchio?

Quei soloni dell’UE – gli stessi che ora non prevedono carenze di alluminio – hanno detto signorsì. Non hanno visto (non hanno voluto vedere) un particolare. La Russia non vende mojito sulle spiagge. Vende invece energia, materie prime, cereali: i beni fondamentali che mandano avanti l’economia e ai quali l’Europa ha autodistruttivamente rinunciato.

GIULIA BURGAZZI

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