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Notizie13 Settembre 2022

Razionamento dell’elettricità. Cosa resta delle proposte UE per la crisi dell’energia

Di ·642 contenuti pubblicati
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Giulia Burgazzi analizza le recenti proposte della Commissione Europea per affrontare la crisi energetica, evidenziando il razionamento dell'elettricità e la tassazione sugli extra-profitti delle società energetiche. Si discute anche delle difficoltà pratiche nella riduzione del consumo durante le ore di punta.
Punti chiave
  • La Commissione Europea propone il razionamento dell'elettricità.
  • Si prevede una riduzione del consumo nelle ore di punta.
  • Le tasse sugli extra-profitti delle società energetiche sono incluse.
  • Il tetto al prezzo del gas è stato abbandonato.
  • Le misure non garantiscono aiuti diretti ai cittadini in difficoltà.
L'articolo

Razionamento dell’energia elettrica sommato alla riduzione del consumo durante le ore di punta: forse questa riduzione verrebbe realizzata diminuendo la potenza erogata nelle case. Inoltre, tasse e balzelli per le società che vendono energia e che hanno beneficiato dei colossali rialzi di prezzo. La montagna chiamata Ursula si appresta a partorire questo topolino.

Tasse per le società dell’energia, razionamento dell’elettricità e riduzione del consumo nelle ore di punta sono infatti quanto resta del pacchetto che la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha presentato per affrontare la crisi del gas e dell’energia. E che il Consiglio UE  ha solennemente bocciato.

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La Commissione Europea, mandata a rifare i compiti come uno scolaretto, dovrebbe adottare queste sue nuove proposte oggi, martedì 13 settembre, per poi sottoporle all’approvazione del Consiglio UE entro la fine del mese.

Il tetto al prezzo del gas, che sembrava praticamente certo, è completamente sparito dai radar UE. Era un’ideona lanciata da Draghi che Ursula von der Leyen ha poi fatto propria. Ma il tetto era una sòla. A Bruxelles hanno dovuto prenderne atto.

Finora, l’Unione Europea ha adottato un unico provvedimento per affrontare la crisi del gas e dell’energia elettrica innescata dalle sanzioni contro la Russia. Si tratta del razionamento del gas, dal quale discende il piano del ministro Cingolani per ridurre i consumi. E adesso tocca all’energia elettrica.

Testate specializzate hanno diffuso il succo di ciò che va profilandosi all’orizzonte. Si tratta di diminuire obbligatoriamente il consumo di energia elettrica – non si sa però di quanto – e si tratta inoltre di consumarne di meno nelle ore di punta: anche qui, non si sa quanto di meno.

Per il sistema elettrico, le ore di punta (o di picco) vanno dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 19, quando alle necessità delle case di sommano quelle di fabbriche ed uffici. La limatura del picco sarebbe obbligatoria per 3-4 ore di ogni giorno infrasettimanale.

In Italia si parla molto della possibilità che la riduzione dei consumi nelle ore di punta venga attuata riducendo la potenza erogata nelle case: basterebbe mandare un comando da remoto agli smart meters, i cosiddetti contatori intelligenti dell’energia elettrica installati ormai in tutti i Paesi dell’Unione Europea. L’energia elettrica continuerebbe ad arrivare, ma in quantità minore. Impossibile usare contemporaneamente il forno e la lavatrice, o comunque due elettrodomestici che consumano molta elettricità.

Al momento, tuttavia, le grandi testate internazionali che seguono da vicino l’Unione Europea non danno molto peso a questa ipotesi. Effettivamente, non sarebbe di facile realizzazione. Ad esempio, numerosi invalidi assistiti nelle case hanno ininterrottamente bisogno di apparecchiature elettriche per respirare o per essere accuditi e spostati. Come distinguerli da tutti gli altri, come “salvarli” dalla riduzione della potenza erogata?

Un minore consumo nelle ore di picco, ovviamente, non comporta la riduzione tout court del consumo di elettricità. Se non posso accendere la lavatrice nelle ore di punta, lo farò di notte o nel fine settimana. Eccetera. È un provvedimento utile per stabilizzare le reti elettriche e per scongiurare un blackout dato dallo squilibrio fra l’energia richiesta dai consumatori e l’energia presente nella rete elettrica, che si suppone dunque potenzialmente scarsa. Non sostituisce perciò il razionamento. Va invece ad aggiungersi al razionamento stesso.

Ci sono altre due proposte che la Commissione Europea si appresta a formulare per affrontare la crisi del gas e dell’energia. Riguardano le società dell’energia e i loro profitti, aumentati insieme al prezzo dell’energia stessa.

La prima proposta è una sorta di tassa sugli extra-profitti delle società che commercializzano combustibili fossili. La seconda proposta consiste in un tetto di prezzo per l’energia elettrica prodotta da fonti i cui costi non sono aumentati: essenzialmente, energia nucleare (per chi ce l’ha) ed energie rinnovabile. In base alla regola del prezzo marginale in vigore nell’UE, il prezzo di tutta l’energia elettrica è dato dal prezzo dell’energia elettrica più cara. Ovvero, ora, quella prodotta dal gas. Il tetto inciderebbe sulla differenza fra prezzo, aumentato, e costo di produzione rimasto invariato.

La tassazione degli extra-profitti e il tetto di prezzo ad energia nucleare e rinnovabile si tradurrebbero in maggiori introiti per gli Stati. Nelle informazioni finora filtrate, non si legge che gli Stati dovranno usare tutto questo denaro per aiutare i cittadini e le imprese strangolati da bollette ormai stratosferiche.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

 

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