Crisi del gas e dell’energia, non si sono messi d’accordo su nulla. Il Consiglio dell’Unione Europea riunitosi ieri, venerdì 9 settembre, ha bocciato il tetto al prezzo del gas russo. Inoltre non ha approvato gli altri quattro provvedimenti proposti dalla Commissione Europea di Ursula von der Leyen. Si trattava anche del razionamento dell’energia elettrica.

Il nulla di fatto è il segno che nell’UE si sta verificando una spaccatura fra i falchi antirussi con i quali von der Leyen è schierata e i Paesi più moderati, o almeno più preoccupati per gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia. Questi Paesi moderati – ed è un fatto importante – ormai costituiscono la maggioranza. Il principale effetto delle sanzioni alla Russia è la crisi del gas e dell’energia: tutti e due sono diventati scarsi e cari.

Il tetto al prezzo del gas russo che il Consiglio UE ha rifiutato si sarebbe tradotto in un’ulteriore sanzione autolesionistica alla Russia: la rinuncia ad importare il suo gas. Il vitale gas russo ancora arriva, sebbene in misura ridotta, in alcuni Paesi fra i quali l’Italia. La Russia aveva detto che, in caso di tetto al prezzo, avrebbe chiuso completamente i rubinetti.

Ursula von der Leyen aveva gettato tutto il suo peso a favore dei provvedimenti che il Consiglio UE non ha approvato. Si era spesa soprattutto a favore del tetto, bocciato, al prezzo del gas russo. Secondo le testate specializzate, 15 dei 27 Stati UE preferiscono valutare un prezzo al tetto di tutto il gas, a prescindere dalla provenienza. Le colombe per una volta non l’hanno data vinta ai falchi, insomma.

Anche un tetto al prezzo di tutto il gas si ritorcerebbe verosimilmente contro gli interessi dell’Unione Europea. Allontanerebbe infatti dall’UE il gas più caro: magari non il residuo gas russo, che costa pochissimo e che dunque potrebbe non essere toccato dal tetto, ma almeno una parte del ben più costoso gas liquefatto, ultimamente spesso di origine statunitense. Gli approvvigionamenti di gas, già scarsi, si ridurrebbero ulteriormente. Possibile quindi che non se ne faccia nulla

La bocciatura della linea von der Leyen passa anche attraverso la mancata approvazione del razionamento dell’energia elettrica. Il Consiglio UE ha accolto l’idea, ma ha chiesto alla Commissione Europea di presentare una proposta entro martedì prossimo.

Eppure la Commissione Europea di von der Leyen aveva già messo nero su bianco la proposta di razionamento, o almeno: le testate specializzate avevano ottenuto e diffuso una bozza. Difficile pensare che la bozza non sia stata limata e ultimata prima della riunione di venerdì. Si vede che l’impostazione non è piaciuta.

Sempre per martedì, la Commissione Europea dovrà mettere per iscritto le sue proposte relative agli altri tre provvedimenti per i quali si era spesa Ursula von der Leyen e che il Consiglio UE non ha approvato. Con ogni probabilità anche in questi tre casi la Commissione Europea ha sottoposto al Consiglio UE testi la cui impostazione non è piaciuta.

I tre provvedimenti rimasti nel limbo insieme al razionamento dell’energia elettrica sono: tetto al prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti diverse dal gas; “contributo di solidarietà” imposto alle aziende che trattano combustibili fossili e che hanno ricavato altissimi profitti dal loro rincaro; appoggio finanziario alle società di servizi energetici che devono far fronte agli alti prezzi e alla volatilità del mercato.

GIULIA BURGAZZI

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