Dopo la doccia fredda con Cingolani, la cena a lume di candele con Ursula. L’Unione Europea vuole infatti ridurre almeno del 5% il consumo di energia elettrica, a cominciare da quello domestico. È il succo dell’ultima proposta formulata dalla Commissione Europea presieduta da Ursula von der Leyen. Sarebbe in sostanza un altro razionamento, in aggiunta a quello del gas.

A proposito di elettricità e gas, l’Unione Europea sembra entrata in una fase parossistica. La causa: l’energia è diventata scarsa e cara per effetto delle sanzioni imposte alla Russia. Le cure di cui si parla ruotano innanzitutto attorno a due concetti. Primo, indurre la Russia a fornire ancora meno energia (sarebbe questo l’effetto del tetto di prezzo al gas, l’altra proposta in circolazione); secondo, consumare meno energia nel tentativo sia di far diminuire il prezzo sia di non esaurire quella che è in circolazione.

L’ultima proposta della Commissione Europea sull’energia elettrica supera e rottama quella circolata qualche giorno fa. Sarebbe segreta, ma una testata specializzata è riuscita  ad ottenere e pubblicare la bozza. Il Consiglio Ue la esaminerà domani, venerdì 9 settembre, insieme a quella relativa al tetto al prezzo del gas.

Il testo ora in circolazione con ogni probabilità verrà modificato, ma è significativo rispetto ad orientamenti ed aria che tira. Oltre a razionare l’elettricità, istituisce un tetto di prezzo all’energia elettrica prodotta con fonti diverse dal gas: si parla di 200 euro al MWh.

In base alle regole Ue, il prezzo dell’energia elettrica discende dal cosiddetto prezzo marginale. Significa che il prezzo dell’energia elettrica prodotta grazie alla fonte più cara (ora è il gas) costituisce il prezzo di tutta l’energia elettrica. Però la produzione di energia da fonti rinnovabili, nucleare (chi ce l’ha) eccetera non è diventata più cara.

La proposta lascia in piedi il meccanismo del prezzo marginale. Dunque le bollette non diminuiranno. Però i governi intascheranno – così si legge – la differenza fra il tetto di prezzo dell’energia elettrica prodotta grazie a rinnovabili eccetera e il prezzo marginale dell’energia elettrica, ovvero il prezzo dell’energia elettrica prodotta col gas. Avranno la possibilità (non però l’obbligo!) di usare questo denaro per fornire elettricità a prezzo calmierato a famiglie e piccole imprese: uno strappo alle regole Ue che sostanzialmente impongono allo Stato di non intervenire nel mercato.

Il punto dolente è il razionamento dell’energia elettrica. Gli Stati Ue, in base alla bozza in circolazione, avranno l’obbligo di ridurre del 5% il consumo dell’energia elettrica nelle ore di picco. Sono quelle di maggior consumo: quelle in cui l’energia elettrica serve di più.

In Italia, le ore di picco vanno dalle 8 alle 19 dei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. Secondo la proposta ora in circolazione, la riduzione obbligatoria dei consumi in questi orari riguarderebbe esclusivamente gli utenti che possono applicare flessibilità nel consumo orario. Fabbriche, uffici, negozi ben difficilmente possono contare su orari flessibili. E dunque il razionamento e la riduzione del consumo ricadranno essenzialmente sulle case e sulle abitudini personali.

GIULIA BURGAZZI

 

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