Comunque vada, rischia seriamente di essere un disastro. I ministri UE che si occupano di energia si riuniscono venerdì 9 in modalità panico per discutere la crisi del gas. Le loro decisioni impatteranno sulla vita quotidiana di tutti i cittadini dell’Unione Europea, italiani compresi.

I ministri sono in modalità panico perché Gazprom, come si temeva, ha effettivamente chiuso a tempo indeterminato il gasdotto Nord Stream, che porta gas in Germania. Altro ossigeno vitale che viene a mancare all’economia europea. I provvedimenti che sono effettivamente sul tavolo dei ministri sono piuttosto disomogenei rispetto a quelli che la Commissione Europea ha proposto alla loro attenzione. Segno, questo, che a Bruxelles regna una certa agitazione.

Le ipotesi di cui discutono i ministri, teoricamente segrete, sono trapelate grazie all’agenzia Reuters e alla testata economica Bloomberg. Sempre che alcune di esse si trasformino in provvedimenti, rischiano seriamente di aggravare la situazione. Un disastro, insomma, a cominciare dall’eventualità di istituire un tetto al prezzo del gas: forse un tetto di prezzo per tutto il gas, forse solo per il gas usato nella produzione di energia elettrica o forse addirittura solo per il gas russo. E’ l’ipotesi che piace a Draghi e che ultimamente ha convinto anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

Di fronte ad tetto di prezzo oltre il quale il gas non si può né comprare né vendere e più basso del prezzo (segreto) pattuito per le forniture, la Russia chiuderebbe immediatamente i residui rubinetti: sarebbe un disastro. Fuggirebbero verosimilmente a gambe levate anche altri fornitori: chi mai accetterebbe di vendere gas ad un prezzo inferiore a quello di mercato? Così la crisi del gas si arricchirebbe di un nuovo aspetto: non solo il prezzo stratosferico, ma anche l’ulteriore scarsità.

Sul tavolo ci sono anche diverse altre proposte. Nessuna è priva di potenziali effetti indesiderati. Ad esempio, si ipotizza di vietare temporaneamente la speculazione finanziaria sul prezzo del gas effettuata attraverso i derivati. Sembra una bella cosa: ora sono proprio le speculazioni di Borsa a stabilire nell’Unione Europea il prezzo del gas. Però l’Unione Europea agisce in un quadro di neolibersmo nel quale borse e mercati di regola tentano di difendersi aggressivamente da provvedimenti che limitano il loro raggio di azione. Come reagirebbero ad una mossa del genere?

Una delle ipotesi che i ministri UE prendono in considerazione consiste nel fornire agli operatori del mercato del gas una linea di credito emergenziale per metterli al riparo dalle forti turbolenze di questi mesi. Sarebbero fondamentalmente soldi nostri. Resta da vedere se basterebbero per tenerli buoni.

Altra proposta al vaglio dei ministri: escludere l’energia elettrica prodotta con il gas dal meccanismo in base al quale si definisce il prezzo dell’energia elettrica. La regola in vigore nell’Unione Europea prevede che  il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica prodotta grazie alla fonte più cara (ora è il gas) costituisca il prezzo all’ingrosso di tutta l’energia elettrica. Finché il meccanismo del prezzo resta quello, nessuno verosimilmente accetterà di produrre energia elettrica col gas per poi vedersela pagare meno del dovuto. Mancherà anche l’elettricità, oltre al gas?

GIULIA BURGAZZI

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