E adesso col gas si balla davvero, visto che la Russia ha ridotto o azzerato anche altre forniture dopo quelle di Italia e Germania. Le dolorose danze proseguiranno almeno per tutto l’inverno prossimo. Inutile girarci intorno: all’orizzonte c’è la penuria e dunque ci sono i razionamenti.

Anche se il gas necessario per le operazioni quotidiane ora non manca, l’estate costituisce il momento in cui si riempiono gli stoccaggi. Lo si fa ogni anno. E’ un’operazione di vitale importanza. Il gas degli stoccaggi infatti abitualmente copre circa un quarto del fabbisogno invernale. Ma se arriva poco gas russo, l’Italia e l’Unione Europea ben difficilmente saranno in grado di riempire gli stoccaggi in modo soddisfacente.

In tempi normali, il gas russo soddisfaceva circa il 40% del fabbisogno UE e la stessa percentuale di quello italiano. Altro gas per sostituirlo non c’è, o almeno non ci sarà per molti mesi. Men che meno è – e prevedibilmente sarà – disponibile gas che costi poco come quello russo. La conseguenza di questa prospettiva di scarsità è il rincaro ulteriore del gas. Noi tiriamo la cinghia, paghiamo e la Russia gongola: esporta meno gas, ma gli incassi di certo non le mancano. Che geni sono stati, a Roma e Bruxelles, ad indispettire la Russia riempiendo di armi l’Ucraina ed istituendo autolesionistiche sanzioni!

Dopo aver chiuso parzialmente i rubinetti due giorni fa Italia e Germania, il colosso russo del gas Gazprom ha ridotto le forniture anche a Francia, Austria, Slovacchia e alla Repubblica Ceca.

La cronaca degli ultimi eventi registra inoltre un ulteriore taglio alla Germania: ora riceve solo più 67 milioni di metri cubi al giorno, contro i 100 di due giorni fa e i 167 abituali. L’italiana ENI è stata più fortunata: dopo la diminuzione iniziale delle forniture pari al 15%, il flusso del gas russo è rimasto stabile. Continua ad arrivare nella misura di 32-33  milioni di metri cubi al giorno, anche se è vero che la riduzione arriva al 50% rispetto alle richieste maggiori del solito avanzate da ENI.

Inoltre da settimane non ricevono gas russo Polonia, Bulgaria, Finlandia, Danimarca, Olanda, che hanno rifiutato di pagarlo in rubli.

In queste condizioni, come sarà possibile riempire gli stoccaggi che assicurano un quarto del fabbisogno invernale? Le scorte di gas sono tradizionalmente al massimo (90% o anche più) a metà autunno, e al minimo (20-25%) a metà primavera. Gli stoccaggi UE ora sono pieni al 52% circa, un dato in linea con la media degli ultimi anni in questa stagione. Conta la media complessiva: gli stoccaggi italiani sono al 54%, ma le regole UE impongono di mettere in comune il gas in caso di scarsità.

Adesso sarà veramente difficile completare le scorte. Se non lo si fa, non sarà possibile avere uno scudo per attutire gli effetti dei picchi di prezzo, abituali d’inverno data la maggior richiesta, o degli imprevisti che riducono la disponibilità e che in tempi come questi sono davvero dietro ogni angolo. L’unica possibilità è ridurre i consumi. Il razionamento, appunto. Con i conseguenti costi economici e sociali.

A Bruxelles pensavano forse che Putin porgesse l’altra guancia per essere ulteriormente schiaffeggiato da una politica ostile? Invece di fare gli interessi degli Stati e dei popoli, l’UE ha scelto di diventare uno sciocco vassallo degli Stati Uniti, eseguendo le richieste che venivano dall’altra sponda dell’Atlantico in materia di armi all’Ucraina e autolesionistiche sanzioni alla Russia. L’UE ha voluto diventare la 51ma stella della bandiera americana. E questo è il bel risultato.

GIULIA BURGAZZI

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