Bingo! Insieme al piano del ministro Cingolani per risparmiare gas razionando il riscaldamento, arriva il piano dell’Unione Europea per razionare l’energia elettrica. In parte viene prodotta a partire dal gas, in questo momento scarso e caro a causa delle sanzioni alla Russia.

Si tratta per ora di una proposta informale. La Commissione Europea la sottoporrà ai ministri che si occupano di energia durante la riunione del Consiglio UE prevista per venerdì 9 settembre. In teoria è segreta; in pratica è trapelata. Difficilmente verrà adottata senza modifiche. Tuttavia è utile per avere un’idea dello scenario al quale andiamo incontro.

La proposta informale della Commissione europea è basata su tre punti. Primo: ridurre obbligatoriamente il consumo di energia elettrica, anche se non si dice esplicitamente di quanto, così da indurre la diminuzione del prezzo attraverso la diminuzione della domanda.

Secondo punto: imporre un tetto massimo al prezzo dell’energia elettrica prodotta con fonti diverse dal gas, come ad esempio quella idroelettrica, solare, nucleare (per i Paesi che hanno centrali nucleari) ed eolica. Di imporre un tetto anche al prezzo dell’elettricità prodotta col gas, non si parla nemmeno. Motivo? Porterebbe di fatto con sé anche il tetto al prezzo del gas, l’idea così cara a Draghi e al ministro Di Maio. Però la Russia ha detto con una certa chiarezza: se lo fate, noi chiudiamo del tutto i rubinetti. Sarebbero guai immensi.

Infine, il terzo punto: usare il tetto di prezzo imposto all’energia elettrica non prodotta con il gas per rastrellare il denaro utile ad alleviare il peso delle esorbitanti bollette elettriche. Il testo suggerisce che verrebbero aiutate certamente alcune categorie di consumatori, ma non necessariamente tutti.

La possibilità di rastrellare denaro grazie ai tetti di prezzo imposti ad alcuni tipi di energia elettrica fa leva sul meccanismo del prezzo marginale, attraverso il quale si forma nell’Unione europea il prezzo dell’energia elettrica. A questo meccanismo – che rimarrebbe invariato – sono dovute le bollette esorbitanti. In estrema sintesi: il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica – di tutta l’energia elettrica – è pari al prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica che viene prodotta a partire dalla fonte più cara e che, nonostante l’alto prezzo, è necessaria per soddisfare la domanda del mercato.

In questo momento, l’energia elettrica più cara è quella prodotta col gas. Al suo costo si debbono le bollette da infarto. Eppure i costi di produzione dell’energia elettrica derivante da fonti diverse dal gas sono rimasti sostanzialmente stabili. Fa eccezione essenzialmente il solo carbone.

Finché sarà il gas a determinare il prezzo dell’energia elettrica, il prezzo dell’energia elettrica non scenderà: almeno per il prevedibile futuro. Scenderebbe invece immediatamente se si intervenisse sul meccanismo del prezzo marginale. Si potrebbe ad esempio formare il prezzo di tutta l’energia elettrica in base al prezzo di ciascuna fonte di energia elettrica (gas, idroelettrico, carbone, eolico, solare…) e in base alla quota di energia che ciascuna di queste fonti fornisce. Invece la proposta della Commissione europea non tocca nemmeno con un dito il prezzo marginale.

Nell’idea della Commissione europea, i governi rastrellerebbero denaro attingendo dalla differenza fra il prezzo imposto all’elettricità non proveniente dal gas e il prezzo effettivo dell’elettricità, determinato invece in base all’elettricità prodotta col gas. I Governi dovrebbero condividere questo denaro con i consumatori (o con determinati consumatori) nell’ottica di alleggerire le bollette.

Condividere gli introiti non significa distribuirli per intero. Un tot potrebbe tranquillamente restare nelle casse governative. Utile per alleviare altri aspetti della tremenda crisi economica e sociale che ormai sta divampando a causa di guerra e sanzioni alla Russia? Mica detto. Ci sono da dare soldi e armi all’Ucraina per foraggiare la guerra alla Russia che costituisce la causa della crisi.

GIULIA BURGAZZI

 

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