Davvero quest’inverno il prezzo del gas quadruplicherà, come ha profetizzato l’amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller? Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro di Gazprom che chiude i rubinetti in seguito all’ideona europea di tagliare il più possibile i ponti commerciali con la Russia per fare un piacere agli Stati Uniti.

gzprom minaccia di chiudere il gas all'europa

Il colosso russo del gas Gazprom ha chiuso per manutenzione il gasdotto Nord Stream 1, che porta gas in Germania. Dovrebbe ricominciare a funzionare domani, venerdì 2 settembre. Il timore che non accada deriva da una dichiarazione di Miller: le sanzioni occidentali alla Russia rendono impossibile la manutenzione del gasdotto.

Le parole di Miller però con ogni probabilità si riferiscono a una questione vecchia di settimane, che ormai blocca tutte – tranne una – le turbine del Nord Stream 1. Il gasdotto conseguentemente funziona (quando funziona) solo al 20% della capacità. La Russia darebbe alla Germania tutto il gas che le serve se solo la Germania mettesse in funzione il Nord Stream 2. È un gasdotto già ultimato ma rimasto inutilizzato, così come vogliono gli Stati Uniti.

Una Germania al freddo, al buio e con le fabbriche ferme per mancanza di energia accetterà di sfilarsi dal fronte occidentale? Ritirerà le sanzioni in nome degli interessi nazionali? È questa la vera posta in gioco. Ovviamente non riguarda solo la Germania e il Nord Stream, ma tutti i Paesi europei, Italia compresa, che ricevono energia dalla rete dei gasdotti russi.

Su questo sfondo, gli Stati Uniti promettono di comportarsi come i cow boy che, con le navi gasiere, corrono in aiuto alla diligenza europea attaccata dai perfidi pellerossa.

stati uniti aumenteremo forniture gas europa

Altro che cow boy salvatori! Gli Stati Uniti incassano una montagna di quattrini grazie all’agonia europea sul gas. Infatti solo il disperato bisogno di gas in Europa rende sostenibile il loro business del fracking e dello stracaro gas liquefatto trasportato via nave. Altrimenti, ragioni economiche ed ecologiche si incaricherebbero di ridurlo a ben più modeste dimensioni.

E poi, gli Stati Uniti non promettono di aumentare le forniture di stracaro gas liquefatto. Dicono solo che cercheranno il modo di farlo. Che ci riescano, infatti, è tutt’altro paio di maniche. Le infrastrutture per la liquefazione del gas e le navi gasiere non spuntano con le piogge d’autunno come i funghi…

Il costo del gas liquefatto e la limitata disponibilità di gas alternativo a quello russo non potranno che provocare l’ulteriore aumento del prezzo del gas in Europa. Ma non sarà certo Gazprom a quadruplicare i prezzi. Le sue forniture ai Paesi europei si basano su contratti a lungo termine e a prezzo fisso, o parzialmente e variamente indicizzato. Le cifre sono fra i segreti meglio custoditi del continente: si sa però che il gas russo acquistato dall’Italia costa pochissimo.

Il funzionamento del mercato del gas in Europa prevede invece che il punto di riferimento per determinare il prezzo del gas – di tutto il gas, compreso quello proveniente da contratti a lungo termine – siano gli scambi che avvengono in una sorta di Borsa dedicata, il TTF di Amsterdam.

Non un solo centimetro cubo di gas transita fisicamente dal TTF. Si tratta di un mercato all’ingrosso sul quale i trader si scambiano gas con contratti di breve durata. Gli scambi possono avvenire subito oppure in un prestabilito momento futuro: i cosiddetti futures, appunto. I futures sono anch’essi oggetto di scambio: costituiscono una sorta di scommessa borsistica sull’evoluzione del prezzo.

Anche se costituisce il punto di riferimento per il prezzo del gas europeo, la quantità di gas scambiata al TTF è decisamente limitata.

come funziona ttf amsterdam

I Paesi Bassi sono grandi quanto un francobollo. Vi è diffusa l’abitudine di avere riscaldamento e fornelli alimentati dall’energia elettrica: non dal gas. Eppure il prezzo di una così ridotta quantità di gas determina il prezzo del gas in tutto il continente. Dal TTF discendono dunque anche le bollette: le nostre bollette, che sarebbero ben più basse se invece fossero calcolate in base al prezzo reale delle forniture di gas, russo e non solo, acquistato dall’Italia.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

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