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Notizie7 Settembre 2022

La vera radice dei problemi. Il gas negli Stati Uniti costa un decimo che in Europa; in Asia, la metà

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la disparità dei prezzi del gas tra Stati Uniti ed Europa, evidenziando le conseguenze economiche per l'Unione Europea. Si discute anche del ruolo delle politiche energetiche e delle sanzioni contro la Russia nel contesto attuale.
Punti chiave
  • Il gas negli Stati Uniti costa un decimo rispetto all'Unione Europea.
  • In Asia, il prezzo del gas è la metà di quello europeo.
  • Le fabbriche europee chiudono a causa dei costi energetici elevati.
  • Alexander De Croo ha evidenziato la sproporzione dei prezzi del gas.
  • Gli Stati Uniti sono diventati il primo esportatore mondiale di gas liquefatto.
L'articolo

Negli Stati Uniti, il gas costa un decimo – un decimo! – rispetto all’Unione Europea. In Asia, costa la metà rispetto all’Unione Europea. È la radice di tutti i i problemi dell’Italia e dell’Ue, dato che il prezzo dell’energia è “incorporato” in ogni attività umana ed economica.

Infatti molte fabbriche europee stanno chiudendo. Quelle che ancora riescono a tirare avanti, a quali prezzi possono vendere? Dove, e che cosa, potranno mai esportare?

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La differenza di prezzo del gas (e dunque dell’energia) fra Unione Europea e Stati Uniti è nota, ma abitualmente se ne parla il meno possibile. Infatti il tema, una volta sollevato, porta con sé sconvenienti osservazioni. Dunque, si fa abitualmente finta di niente: come nella celeberrima fiaba di Andersen dedicata agli invisibili vestiti nuovi dell’imperatore.

Il primo ministro belga Alexander De Croo ha fatto la parte del bambino che, nella fiaba, dice per primo “Ma il re è nudo!”. Ha cioè citato alcuni dati sui prezzi del gas nel mondo nell’ambito del comunicato stampa dedicato al modo in cui intende affrontare la crisi dell’energia. Le sue parole, in traduzione:

In Asia, il prezzo all’ingrosso del gas liquefatto è di 150 euro al MWh ed in America è di 30 euro al MWh. Non esiste un motivo per il quale i prezzi in Europa (300 euro al MWh) debbano essere sproporzionatamente più alti, dal momento che il trasporto in Europa costa solo pochi euro al MWh.

Su questo curioso fenomeno, Alexander De Croo non ha effettuato analisi né osservazioni. Nella fiaba, il “Ma il re è nudo!” pronunciato dal bambino viene ripetuto da un coro di voci. Non risulta che stavolta sia accaduto.

Peccato, perché se si cominciasse a parlare del prezzo del gas così diverso in UE ed USA bisognerebbe innanzitutto dire che il prezzo del gas in Asia e in Europa citato da De Croo si riferisce al solo gas liquefatto. Nell’Unione Europea arriva ancora un po’ di gas russo, trasportato via gasdotto, che costa molto meno. Il meccanismo di formazione del prezzo del gas nell’UE manda alle stelle il prezzo di tutto il gas, russo o liquefatto che sia.

Questo meccanismo è un’invenzione umana: non è mica scritto negli astri che si debba obbligatoriamente fare così, ma nelle stanze dei bottoni nessuno si azzarda a ritoccarlo. Anzi: i politici non lo toccano neanche con un dito.

Seconda cosa da dire: l’Unione Europea, fino a pochi mesi fa, quasi non aveva bisogno di acquistare gas liquefatto. C’era quello dei gasdotti, assai più a buon mercato. Poi ha scelto di adeguarsi alle scelte del blocco occidentale capeggiato dagli Stati Uniti, istituendo sanzioni contro la Russia e decidendo di fare il più possibile a meno del gas russo. La Russia ha dunque chiuso diversi rubinetti. La conseguente carenza di gas, l’arrivo copioso del gas liquefatto e il meccanismo di formazione del prezzo del gas hanno fatto il resto.

E poi, va detta una terza ed ultima cosa. Da anni gli Stati Uniti cercavano di indurre l’Unione Europea a rinunciare al gas russo e ad acquistare invece il gas liquefatto. Gas liquefatto statunitense proveniente dal fracking, per la precisione, perché altrimenti il business dell’estrazione non sarebbe stato sostenibile. Ora è sostenibile a spese nostre, e gli Stati Uniti sono diventati il primo esportatore mondiale di gas liquefatto. Ne vendono i due terzi in Europa.

Ecco, c’è tutto questo dietro alle parole del primo ministro belga e alla crisi del gas in Europa.

 

GIULIA BURGAZZI

 

 

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