Salvo sorprese, domani, venerdì 9 settembre, l’Unione Europea imporrà il tetto al prezzo del gas russo. Eppure costa pochissimo e rappresenta ormai solo il 9% del gas importato nell’Ue. Per tutto l’altro gas, spesso liquefatto, americano e ben più caro, non ci sarà alcun tetto.

In risposta al tetto, la Russia chiuderà il rubinetto dal quale passa il suo gas residuo. Così avremo ancor meno gas e ancor più freddo. L’Italia sarà fra i Paesi danneggiati, dato che riceve ancora del gas russo. Siccome la contromossa russa è annunciata da tempo, il tetto equivale in sostanza ad estendere anche al gas il divieto di importazione e le sanzioni.

Non si sa se, e quando, la Russia soffrirà danni sensibili a causa delle sanzioni occidentali. Sicuramente i Paesi europei soffrono già ora, e molto, a causa dei contraccolpi provocati dalle sanzioni che essi stessi hanno imposto alla Russia.

Ormai nell’Unione Europea la crisi del gas innescata dalle sanzioni si sta trasformando in una crisi sistemica dovuta all’energia scarsa e cara. Nel marasma di idee finora avanzate per fronteggiare la situazione, negli ultimi giorni sembra essere emersa un’unica stella polare: appunto il  tetto al prezzo del gas russo (non più però il tetto al prezzo di tutto il gas), al quale si vorrebbe aggiungere il razionamento dell’energia elettrica.

Ieri Putin l’ha detto con molta chiarezza: la Russia smetterà di fornire energia ai Paesi che impongono “uno stupido tetto” al prezzo dei suoi idrocarburi. Vale per il gas russo nell’Unione Europea, vale per il petrolio russo al quale i Paesi del G7 intendono imporre un tetto a partire da dicembre.

Il tetto al prezzo del gas russo e il razionamento dell’energia elettrica sono due dei cinque provvedimenti che la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, propone al Consiglio UE di venerdì 9. Li elenca un suo comunicato stampa.

È inconsueto che l’ordine del giorno del Consiglio Ue venga annunciato in questo modo. Significa che la Commissione europea e la sua presidente stano buttando tutto il loro peso a favore delle cinque proposte. Le altre tre proposte contenute nel comunicato stampa sono variamente comparse e scomparse nel marasma delle idee finora diventate di pubblico dominio.

Si tratta di: tetto al prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti diverse dal gas (fa parte del “pacchetto” relativo al razionamento dell’energia elettrica); “contributo di solidarietà” imposto alle aziende che trattano combustibili fossili e che hanno ricavato altissimi profitti dal loro rincaro; appoggio finanziario alle società di servizi energetici che devono far fronte agli alti prezzi e alla volatilità del mercato.

Tutti questi provvedimenti, secondo von der Leyen, si rendono necessari perché la Russia sta “attivamente manipolando” il mercato dell’energia.

Tuttavia il gas russo è regolato da vecchi contratti a lungo termine le cui clausole comprendono un prezzo fisso, o variamente indicizzato con criteri stabiliti fin dall’inizio. È un fatto ampiamente assodato, anche se i contratti per il gas sono fra i segreti meglio custoditi d’Europa. E con contratti del genere, c’è ben poco da manipolare.

Forse la manipolazione di cui parla von der Leyen si riferisce alla progressiva chiusura dei rubinetti? Probabile. Però la Russia ha progressivamente chiuso i rubinetti in risposta alle sanzioni istituite dall’Unione Europea. Inoltre l’Unione Europea e la stessa von der Leyen hanno ripetutamente affermato di voler fare a meno del gas russo il più rapidamente possibile. Forse la presidente della Commissione europea si aspettava che, dopo tutto questo, Putin le porgesse l’altra guancia e le mandasse anche un mazzo di fiori.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

 

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