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Notizie22 Febbraio 2023

Polonia citata in giudizio dalla Commissione Ue

Di ·642 contenuti pubblicati
La Commissione europea fa causa alla Polonia
Giulia Burgazzi analizza la causa intentata dalla Commissione europea contro la Polonia, evidenziando il congelamento dei fondi Ue. Si discute anche della contrapposizione tra Varsavia e Bruxelles riguardo allo Stato di diritto e le sue implicazioni politiche.
Punti chiave
  • La Commissione Ue ha deferito la Polonia alla Corte di Giustizia.
  • La Polonia rischia di perdere 75 miliardi di fondi Ue.
  • Diritto e Giustizia è il partito euroscettico al potere in Polonia.
  • La contrapposizione tra UE e Polonia riguarda il Tribunale costituzionale.
  • La linea dura della Polonia contro la Russia è riconosciuta da Bruxelles.
L'articolo

La Commissione europea ha deciso di far causa alla Polonia, deferendola alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. La Polonia è la testa di cuoio dell’ultra-atlantismo ultimamente così caro a Bruxelles. Eppure la Commissione, presieduta da Ursula von der Leyen, ha maturato il convincimento che la Polonia non applichi correttamente i principi dello Stato di diritto.

IL CONGELAMENTO DEI FONDI UE ALLA POLONIA

Non si tratta di una diatriba giuridica più o meno astratta ma di sonante pecunia. Per la questione dello Stato di diritto, è effettivamente congelata una buona parte dei 75 miliardi di fondi Ue che la Commissione aveva minacciato di togliere alla Polonia. Quest’ultima è il maggior beneficiario netto del bilancio europeo. Rischia di perdere tutti i fondi Ue, fino all’ultimo centesimo, e di dover pagare una maxi multa tanto per fare buon peso.

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Povera com’è, senza i soldi Ue la Polonia si trova praticamente con le pezze al culo. Diritto e Giustizia, il partito euroscettico sgradito a Bruxelles che ora è al potere, deve fare i conti con questo ostacolo in vista delle elezioni politiche previste entro fine anno.

LO STATO DI DIRITTO SECONDO LA UE

Nell’interpretazione comune, lo Stato di diritto consiste nell’assoggettare tutti i poteri a norme certe, affinché nessun arbitrio possa essere commesso ai danni di un cittadino. Nell’interpretazione della Commissione europea, lo Stato di diritto consiste invece nella supremazia del diritto europeo sul diritto nazionale. Messa in questi termini, la corretta applicazione dello Stato di diritto equivale al passaggio del rullo compressore sul diritto nazionale e sulla Costituzione.

Per lo Stato di diritto, la Polonia non è l’unica che l’Ue ha mandato dietro alla lavagna. Anche l’Ungheria di Orbàn si è ritrovata coi fondi Ue tagliati. Tuttavia l’Ungheria, recalcitrante rispetto alla linea anti-russa dell’Ue, è un Pierino la Peste europeo e per questo è già stata spalancata davanti a lei la porta di uscita dall’Ue. La Polonia, invece…

LA LINEA ANTI-RUSSA DELLA POLONIA

La Polonia, in materia di linea dura contro la Russia, è la prima della classe. Come dicono a Roma, una mano po esse fero e po esse piuma. Temporeggiare, approfondire, chiedere pareri legali: esistono numerosi sistemi, inattaccabili e perfettamente legali, per evitare decisioni magari doverose (tanto per eliminare qualsiasi discussione sul merito dello Stato di diritto) ma politicamente inopportune.

In quanto falco dei falchi ultra-atlantisti, la Polonia semmai meriterebbe che Bruxelles le offrisse una carota: non bastone e il congelamento dei fondi Ue. Senza contare che una frattura con uno Stato può indurre una crepa nella granitica coesione mostrata dalle istituzioni europee nell’appoggio all’Ucraina e nell’ostilità verso la Russia.

LA CONTRAPPOSIZIONE TRA UE E POLONIA

Eppure la Commissione europea non si fa scrupoli del genere. Si può immaginare che questo avvenga perché alla coesione con l’Ucraina e contro la Russia ormai provvede direttamente Washington con mezzi propri. Ad Ursula e alla sua Commissione non tocca più il ruolo di maestra, ma solo quello – limitato – di capoclasse. E quando si è capoclasse, il più alto esercizio del potere consiste nell’inserire nell’elenco dei cattivi lo scolaro che ha 10 in condotta.

La contrapposizione fra Varsavia e Bruxelles a proposito dello Stato di diritto è di vecchia data. Le radici sono nel 2015: l’anno in cui è andato al governo Diritto e Giustizia. La diatriba riguarda l’assetto del Tribunale costituzionale polacco e i poteri disciplinari nei confronti dei giudici. La Commissione europea ritiene che questi poteri siano nelle mani di un organismo troppo politicizzato e che le riforme adottate in proposito dalla Polonia siano insufficienti.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

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