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Notizie16 Settembre 2022

“Non è una democrazia”. Compiuto il primo passo per cacciare l’Ungheria dall’UE

Di ·642 contenuti pubblicati
parlamento europeo opzione nucleare ungheria
Giulia Burgazzi analizza la recente risoluzione del Parlamento Europeo che considera l'Ungheria di Orban non più una democrazia. Si discute anche delle implicazioni di questa decisione, che potrebbe portare all'uscita dell'Ungheria dall'UE.
Punti chiave
  • Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione contro l'Ungheria.
  • L'Ungheria è definita un 'regime ibrido di autocrazia elettorale'.
  • Il paese blocca le sanzioni contro la Russia e il patriarca Kirill.
  • La risoluzione evidenzia minacce ai diritti fondamentali in Ungheria.
  • Si prevede il congelamento del 70% dei fondi UE per l'Ungheria.
L'articolo

Il primo passo verso la cacciata dell’Ungheria di Orban dall’Unione Europea è compiuto. Ieri, giovedì 15 settembre, il Parlamento Europeo ha approvato a larghissima maggioranza (433 sì, 123 no, 28 astensioni) una risoluzione secondo la quale l’Ungheria stessa non può più essere considerata pienamente una democrazia.

Il Parlamento Europeo la definisce invece un “regime ibrido di autocrazia elettorale” e una “minaccia sistemica” per i valori dell’UE.

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L’Ungheria è l’unico Stato membro dell’UE che si oppone alle sanzioni contro la Russia e che anzi di recente ha firmato un accordo con la Russia per importare più gas. Inoltre ha impedito a lungo che l’UE vietasse l’importazione del petrolio russo: una decisione per la quale era necessaria l’unanimità. Ha poi acconsentito solo a patto di salvaguardare il suo interesse nazionale. L’Ungheria può infatti continuare ad importare petrolio russo via oleodotto: e non ha sbocchi sul mare.

Sempre facendo leva sulla necessità di un voto unanime, l’Ungheria ha bloccato le sanzioni UE contro  il patriarca Kirill. È il capo della Chiesa ortodossa russa ed è considerato sconvenientemente vicino a Putin.

Nella storia dell’Occidente, quelle contro il patriarca Kirill sarebbero state le prime sanzioni contro un’autorità religiosa. Chissà, magari sarebbero seguite perfino sanzioni contro il Papa, che ha criticato “l’abbaiare della NATO alle porte della Russia” come uno degli ingredienti dai quali è scaturita la guerra in Ucraina.

Anche se queste sono le questioni di fondo, la risoluzione del Parlamento Europeo non vi fa cenno. Parla invece di diritti fondamentali minacciati in Ungheria e di preoccupazioni relative a sistema elettorale, indipendenza del potere giudiziario, privacy, libertà di espressione, pluralismo nei media e nel mondo accademico, diritti delle persone non eterosessuali, diritti dei richiedenti asilo, protezione delle minoranze.

Come conseguenza, il Parlamento Europeo formula varie richieste alla Commissione Europea e al Consiglio UE. Se accolte (e verosimilmente almeno in parte lo saranno), esse aprirebbero di fatto la strada all’uscita dell’Ungheria dall’UE.

Queste richieste vertono infatti sulla rapida attivazione della cosiddetta “opzione nucleare”. È l’articolo dei trattati europei che consente di privare un Paese membro dei fondi europei e del diritto di voto in seno al Consiglio UE quando non rispetta lo stato di diritto.

Ci si attende che dopodomani, domenica, la Commissione Europea proponga di congelare il 70% dei fondi UE stanziati per l’Ungheria. Il bilancio UE è assai generoso con l’Ungheria che è, dopo la Polonia, il maggior beneficiario netto. Nel 2021-2027 le spetterebbero 22,7 miliardi di euro più altri 6 miliardi, già congelati, per il suo PNRR.

L’ “opzione nucleare” è una procedura che richiede del tempo per arrivare fino in fondo. In teoria, l’Ungheria potrebbe usare questo tempo per attuare provvedimenti in grado di accontentare Bruxelles. In pratica, la querelle a proposito dello stato di diritto va avanti dal 2018. Se non è stata risolta in quattro anni, potrà essere risolta in qualche mese?

Ovviamente, uno Stato privato dei fondi UE e del diritto di voto nel Consiglio UE non avrebbe più motivo di restare nel blocco: manterrebbe gli obblighi, perderebbe i benefici. Sarebbe di fatto una cacciata, anche se la decisione di andarsene, formalmente, spetterebbe solo all’Ungheria.

La cacciata dell’Ungheria filorussa sarebbe la rappresentazione plastica di un’Unione Europea che sceglie l’irrigidimento come strumento di (presunto) rafforzamento. Ma già c’è stata la Brexit. Un’UE che perde i pezzi fa venire in mente l’Unione Sovietica negli anni successivi al crollo del Muro di Berlino.

GIULIA BURGAZZI

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