Enrico Letta l’ha detto chiaro: il punto su cui si gioca la partita del Quirinale è l’Ucraina. E’ la voragine bellica che va aprendosi nell’Europa orientale. Si tratta di effettuare o meno il passaggio – che egli auspica – dal “Ce lo chiede l’Europa” al “Ce lo chiede la NATO”, con annesso schieramento esplicito dell’Italia contro a Russia, senza se e senza ma, in uno scenario del conflitto.

La conseguenza del passaggio desiderato da Letta sarebbe anche la trasformazione dell’attuale economia di Covid in un’economia indirizzata ad uno sforzo bellico. In un caso e nell’altro, la produzione e le risorse convergono verso determinati settori: infatti durante l’economia di Covid abbiamo già potuto apprezzare la distruzione creativa che piace a quelli come Draghi. Però, nei due scenari, cambiano ovviamente i  beneficiari del riassetto economico. E’ il nodo implicito: ma quello più sostanziale.

Il desiderio del segretario del PD, Enrico Letta, di passare dal “Ce lo chiede l’Europa” al “Ce lo chiede la NATO” emerge inequivocabilmente dalla sua video intervista in inglese a CNBC International. L’ha rilasciata ieri, martedì 25 gennaio.

Praticamente, secondo Letta il prossimo Presidente della Repubblica dev’essere “molto atlantico” (ossia: molto fedele alla NATO) in riferimento a ciò che sta accadendo fra Ucraina e Russia. Letta è inoltre convinto della necessità di “difendere l’Ucraina” e di mantenere legami “molto stretti” con gli Stati Uniti. Un  riassunto molto sommario in italiano delle sue parole è su Libero.

Bisogna vedere se Letta riuscirà a costruire un accordo su questi concetti fra gli zuzzerelloni che finora si sono divertiti a votare Dino Zoff e Claudio Baglioni. Comunque, ora è chiaro: la scelta del Presidente della Repubblica – che durerà in carica sette anni – dipende dallo scenario internazionale attuale. Il suo nome indicherà l’atteggiamento futuro dell’Italia nel processo attualmente in corso per il riassetto dell’Europa.

Per ora, l’Italia non si è apertamente schierata nel risiko militare attorno all’Ucraina. Farà come la Germania, che manda ospedali da campo ma non armi e segnala così di non voler prendere parte al conflitto? Oppure spedirà laggiù armi e anche soldati, come hanno fatto o promesso altri Paesi dell’Occidente?

La non belligeranza aperta sarebbe un modo per continuare a fare affari con la Russia. Lo vogliono alcune grandi aziende come Pirelli, Unicredit, Sanpaolo, Generali. O almeno, i manager di queste aziende hanno in programma per oggi una videochiamata con Putin in persona nonostante i venti di guerra e la minaccia di sanzioni occidentali alla Russia.

Forse anche Draghi vuole la non belligeranza e la prosecuzione dell’economia di Covid. Pare infatti che a Mosca lo apprezzino sia come presidente della Repubblica sia come primo ministro. Non a caso Letta spinge meno su Draghi da un paio di giorni in qua, ossia più o meno da quando ha enunciato il “Ce lo chiede la NATO”.

Non sono ancora uscito così allo scoperto i potentati economici schierati con Letta e con l’economia di guerra. Si possono intuire: industria pesante e grandi gruppi abituati a nutrirsi di appalti statali e commesse. Il loro nome di bandiera per il Quirinale però sembra definito. Fra tutti i candidati, gli Stati Uniti guardano con maggior interesse, scrive ADN Kronos, ad Elisabetta Belloni, dal maggio scorso capo dei servizi segreti.

GIULIA BURGAZZI

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