La Cina chiude le fabbriche e il commercio marittimo si inceppa

Sembra una buona notizia: invece probabilmente è un pessimo segno. Nel fine settimana sono improvvisamente crollati i costi per spedire via mare le merci dalla Cina agli Stati Uniti: quasi dimezzati nel giro di poche ore, anche se le cifre sono comunque cinque o sei volte superiori a quelle pre-Covid.

Il traffico marittimo inceppato, i suoi costi stratosferici, le navi portacontainer in coda davanti ai porti come a un casello autostradale a Ferragosto sono stati una delle cause alla base dei rincari delle materie prime, diventate scarse e introvabili. E dunque questo calo improvviso sembrerebbe una gran bella cosa.

Ma il punto dolente è il motivo principale per il quale i costi del trasporti merci si sono afflosciati – chissà se il trend continuerà – alla velocità con cui “si siede” un soufflé tirato fuori dal forno troppo presto. Questo motivo, secondo gli analisti, risiede nel fatto che la Cina sta chiudendo le fabbriche. E la Cina è la fabbrica del mondo. Ovvero, far viaggiare la merce costa meno perché c’è meno merce da far viaggiare.

Ufficialmente, in diverse province cinesi le attività produttive sono rallentate e intere città sono rimaste al buio per l’aumento dei costi del carbone (in Cina è la principale fonte utilizzata per produrre energia elettrica) e per il desiderio di limitare le emissioni. Il Governo cinese ha reagito ordinando di comprare combustibili per generare energia – carbone compreso – a qualsiasi prezzo. E questo causa l’aumento del prezzo del carbone, del gas e del petrolio, con conseguenti difficoltà per il resto del mondo e soprattutto per l’Europa dove il prezzo del gas già da mesi sta aumentando più che altrove.

Ma soprattutto, il rallentamento delle fabbriche cinesi causa la scarsità e il rincaro delle merci la cui produzione avviene in Cina. Bloccata l’esportazione dei fertilizzanti fosfati, ferme alcune fabbriche che riforniscono Tesla e Apple, tagliata la produzione dell’umile magnesio – indispensabile però all’industria automobilistica e aerospaziale – che in un solo giorno, la settimana scorsa, in Europa è rincarato dell’80%.

Sono solo esempi. Al momento, le ripercussioni sistemiche della grana cinese sull’economia dell’Occidente e dell’Italia si possono semmai intuire: non tratteggiare. I grandi media italiani sono troppo impegnati a parlare di ripresa e non hanno molto tempo per indagare.

DON QUIJOTE

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