Cina: stop all’export di fertilizzanti. Produzione agricola mondiale a rischio

Praticamente, la mossa equivale ad affamare il resto del mondo. La Cina sta chiudendo i rubinetti dei fertilizzanti a base di fosforo: si prepara a non esportarne più fino al giugno 2022. E’ il maggior esportatore mondiale: circa un quarto dei fertilizzanti fosfati scambiato nel mondo è made in China.

Il fosforo è indispensabile alle piante: se nel terreno non ce n’è abbastanza, nei campi non cresce nulla. L’agricoltura italiana dipende dalle importazioni di fertilizzanti a base di fosforo, come del resto gran parte dell’Europa, l’intero continente americano, l’Australia e il Medio Oriente.

Lo stop cinese all’esportazione di fertilizzanti fosfati si situa nell’esatto momento in cui sta andando in crisi la disponibilità di un altro tipo di fertilizzanti indispensabili per la produzione agricola, quelli a base di azoto. Per fabbricare i fertilizzanti azotati servono grandi quantità di gas: il quale è così caro che in Gran Bretagna sono stati chiusi alcuni impianti di produzione. Il prezzo dei fertilizzanti azotati segue quello del gas, e il prezzo del cibo segue, a sua volta, quello dei fertilizzanti. Di tutti i fertilizzanti, generalmente basati su tre elementi: fosforo, azoto, potassio. E anche questi ultimi, dopo la decisione della Cina, potranno solo aumentare ancora.

Il cibo è rincarato nettamente – soprattutto il grano, indispensabile per portare in tavola pasta e pane – ancor prima che venissero al pettine i nodi dei fertilizzanti azotati e quando nessuno nemmeno immaginava la grana cinese dei fertilizzanti a base di fosforo. Come cambierà il prezzo del cibo nei prossimi mesi, nessuno è in grado di dirlo: ma non serve leggere i fondi di caffè per prevedere prezzi sempre più alti.

Non sono note le cause della decisione cinese. Sta di fatto che l’esportazione dei fertilizzanti di fosforo fa parte degli elementi attraverso i quali la Cina tiene in pugno il mondo. Anche senza attribuirle la machiavellica intenzione di voler mandare in crisi l’agricoltura globale, si  può supporre che il Governo cinese, in un momento in cui tutte le materie prime sono introvabili e carissime, abbia deciso di rimpolpare le scorte di fertilizzanti fosfati, anteponendo le necessità nazionali a quelle mondiali. Per la serie: prima per me, e poi per gli altri se ce n’è.

E noi? Nessuno, in Italia o nell’Unione Europea, sembra prendere il considerazione la tempesta che sta mettendo in ginocchio il commercio internazionale e insieme ad esso le economie (come quelle dell’Italia e dell’UE) essenzialmente basate sullo scambio di merci. Nessuno sembra porsi il problema di una qualche forma, non diciamo di autosufficienza almeno alimentare (che nell’Occidente liberista “autosufficienza” è una parolaccia) ma almeno di salvaguardia degli interessi della gente: che deve pur mangiare.

I nostri governanti pensano che la mano del libero mercato provvederà a porgere il cibo al popolo affamato. Chissà quale sapore ha la mano del libero mercato: perché se il cibo è troppo caro, può darsi che il popolo affamato finisca per mangiare quella.

DON QUIJOTE

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