Cina: crisi energetica, fabbriche chiuse. Ma non lo staranno facendo apposta?

Ma non è che la Cina lo fa apposta per colpire l’Occidente? In numerose province cinesi le fabbriche si stanno fermando – comprese quelle che producono beni vitali per l’economia del resto del mondo – e le città sono al buio: manca energia elettrica, ufficialmente perché non sono stati raggiunti gli obiettivi di efficienza energetica e di diminuzione delle emissioni.

Per produrre elettricità, la Cina fa massiccio uso di carbone, il più sporco dei combustibili fossili. Ma delle sue emissioni, la Cina non si è mai fatta un cruccio particolarmente grave. Fino a pochi giorni fa era ben difficile individuare le avvisaglie avvisaglie di questo suo improvviso risveglio ecologico. Oltretutto ora la Cina sta comprando carbone a man bassa per produrre elettricità, non importa a quale prezzo: che è alle stelle, come peraltro quello del gas.

Non è mai facile capire cosa davvero stia capitando in Cina. Men che meno ora. Però è anche difficile pensare che il prezzo del carbone, o la scarsità di carbone, abbia preso in contropiede un Paese famoso per le sue scorte di materie prime e che risulta essere il primo produttore mondiale di carbone.

Dunque un’altra lettura dei fatti è possibile. E’ possibile supporre che alla Cina non dispiaccia poi molto fermare le sue catene di produzione che consentono di mandare in Europa, negli Stati Uniti e altrove gli iPhone  e mille altri oggetti: soprattutto in questo periodo dell’anno, cruciale per fabbricare e consegnare in tempo i regali di Natale. Ed è anche possibile pensare che il dispiacere della Cina sia addirittura minore quando si tratta di interrompere la produzione di circuiti elettronici dai quali dipendono le fabbriche di auto dell’Occidente.

La Cina tiene in pugno l’economia di tanta parte del globo, e lo sa bene: in agosto ha chiuso un importante terminal portuale per un caso – uno solo – di Covid fra i lavoratori ed è andato in tilt il commercio mondiale. Nello stesso mese di agosto, in commercio cinese ha toccato un nuovo record.  Per la cronaca, la catena logistica del commercio internazionale, già gravemente acciaccata e danneggiata per i postumi della pandemia, non si è ancora ripresa: tuttora le navi potracontainer fanno la coda per entrare nei porti e in Occidente le materie prime sono care e difficili da reperire.

Dunque non si può escludere che la mancanza di elettricità e le fabbriche chiuse facciano alla Cina lo stesso effetto che le fece il lockdown di Wuhan, all’inizio dell’epidemia. Costi umani ed economici altissimi: ma subito dopo il Paese è ripartito a razzo, e il resto del mondo si è fermato.

Oltre ad avere sempre avuto ampie scorte di materie prime, la Cina ormai ha anche un mercato interno, creato grazie alle politiche di eradicazione della povertà. La Cina ha sempre meno bisogno del resto del mondo, mentre per il resto del mondo la Cina è essenziale. Quando l’Occidente lo capirà, sarà  troppo tardi: anche se lo capisse già domattina.

DON QUIJOTE

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