Dai chiodi alla Playstation: la penuria di materie prime si fa sentire

Dagli umili ma essenziali chiodi  agli imballaggi per trasportare la frutta. Dal multistrato di betulla alla Play Station 5: il coro di aziende e associazioni di categoria è unanime nel dire che questo non si trova, quell’altro nemmeno e quando finalmente si riesce a reperirlo bisogna pagarlo a peso d’oro e magari aspettarlo per mesi.

La penuria di materie prime è l’elefante nella stanza della cosiddetta ripresa economica post Covid. Un elefante  perlopiù ignorato dai media mainstream se non per uno dei suoi aspetti, ovvero rincari e ritardi nelle consegne. Ma il problema degli approvvigionamenti  sembra pervadere in Italia l’intero mondo produttivo. L’interrogativo che ne sgorga – ovvero se prima o poi mancheranno anche farina, uova e simili – è uno di quelli che vanno formulati solo dopo aver collocato in posizione scaramantica l’indice e il mignolo.

In Liguria le impalcature per l’edilizia sono introvabili da due mesi e mancano anche gli isolanti per i cantieri. Nel Trevigiano le manifatture temono di andare a gambe all’aria per via di polimeri, metalli, gomma. Gli artigiani di Biella fanno eco citando anche  – fra l’altro – materie plastiche ed apparecchiature elettriche.

Il portale Floorwall, che si occupa di pavimenti e rivestimenti, ospita una serie di interventi di operatori che compongono un variegato elenco di penurie, rincari, ritardi relativi a materiali sconosciuti ai più, ma sui quali un intero comparto produttivo fa affidamento per campare: poliammide, legname multistrato, colle, alluminio, elementi metallici…

I produttori pugliesi di frutta hanno difficoltà per aumenti di prezzo relativi fra l’altro agli imballaggi. La scarsità di materie prime rallenta la consegna dei sistemi di coibentazione edilizia. Il mondo dei carrelli elevatori lancia un grido di dolore per legname e chiodi. La community dell’acciaio lamenta carenza di materiale. Il settore florovivaistico ha gravi difficoltà di approvvigionamento. La catena commerciale che pubblicamente avvisa di avere di nuovo le Play Station 5 è un altro segno dei tempi.

Penurie e carenze  discendono da chiusure e lockdown disseminati a macchia di leopardo sul globo? Più che altro, sono l’effetto di una pluridecennale deindustrializzazione che ha reso lunghissime le catene di produzione e di approvvigionamento. Oltre a non riuscire in questo momento a produrre le auto, l’Italia probabilmente non è in grado di farsi da sé neanche un paio di scarponi.

Nel  dibattito politico sulla cosiddetta ripresa economica, tuttavia, questo tema è assente. Il governo dei cosiddetti migliori probabilmente confida nella mano invisibile del mercato e si dedica piuttosto a farle la manicure.

DON QUIJOTE

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