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Notizie21 Novembre 2022

Il Parlamento europeo dichiara la Russia Stato sponsor del terrorismo

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la risoluzione del Parlamento europeo che dichiara la Russia Stato sponsor del terrorismo, evidenziando la sua natura simbolica. Si discute anche delle possibili implicazioni per le sanzioni e la confiscazione dei beni russi.
Punti chiave
  • Il Parlamento europeo vota per dichiarare la Russia sponsor del terrorismo.
  • Nessun grande Paese occidentale ha mai fatto una simile dichiarazione.
  • La risoluzione ha un impatto simbolico, non decisionale.
  • Potrebbe facilitare sanzioni più severe contro la Russia.
  • Si ipotizza la confisca dei beni russi per finanziare l'Ucraina.
L'articolo

Il Parlamento europeo dichiara la Russia Stato sponsor del terrorismo.

Non era mai successa una cosa simile.

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Una risoluzione in merito è all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria che si terrà mercoledì 23 novembre 2022. Il dibattito si è già svolto martedì 18 ottobre e ora non resta che dire sì o no: è facile prevedere che tale risoluzione sarà approvata, vista l’aria che tira nell’Europarlamento.

Neanche gli Stati Uniti hanno mai dichiarato la Russia uno Stato terrorista o sponsor del terrorismo. L’hanno fatto Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia: ma nessun grande Paese occidentale. Finora l’Unione europea ha sempre indicato e sanzionato come legati al terrorismo individui, organizzazioni ed entità: mai uno Stato.

Dichiarare la Russia uno Stato sponsor del terrorismo è un’iniziativa del tutto simbolica. Il Parlamento europeo ha infatti una particolarità: approva ma non decide. Non può fare assolutamente nulla senza l’apporto di altre istituzioni Ue: la Commissione, il Consiglio.

A cosa mira dunque la risoluzione? A tirare la coda all’orso russo per irritarlo e stuzzicarlo? Forse: ma non solo.

Probabilmente la risoluzione sarà utile alla Commissione europea e al Consiglio Ue per inasprire ulteriormente le sanzioni alla Russia: qualcosa come il divieto assoluto di comprare dalla Russia anche un solo spillo. L’Italia ad esempio non potrebbe più ricevere il residuo gas russo: ora diventato scarso, ma sempre vitale. Inoltre la mozione potrebbe contribuire a rendere le sanzioni davvero eterne, come propone il capo della diplomazia Ue, e ad allungare la lista dei media russi vietati nell’Ue.

Ma soprattutto, una presa di posizione così inaudita del Parlamento europeo (inaudita in senso etimologico: mai sentita, mai vista una cosa del genere) giustificherebbe l’avventurarsi di Commissione europea e Consiglio Ue lungo strade altrettanto inaudite.

Ovvero, consegnare all’Ucraina i beni russi congelati dalle sanzioni Ue, affinché li usi per finanziare la guerra contro la Russia e per tenere in piedi l’apparato statale che ora si regge quasi solo grazie ai soldi dell’Occidente.

Nell’Unione europea aleggia da tempo l’ipotesi di confiscare i beni della Russia, a cominciare dai soldi che la Banca centrale russa detiene all’estero, ma finora è rimasta nel limbo. Mancano le basi nel diritto internazionale, manca qualsiasi precedente.

Le sanzioni occidentali – tutte, non solo contro la Russia – finora si sono limitate a congelare dei beni. Scopo: impedire al legittimo proprietario di disporne finché non si fosse, diciamo, ravveduto, per poi restituirglieli in quel momento.

Confiscare i beni della Russia significherebbe invece seguire la via delle spoliazioni di beni subite dagli ebrei durante nazismo e fascismo. Per l’intero Occidente sarebbe davvero un fatto inaudito, così come la risoluzione che il Parlamento europeo si accinge a votare.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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