Il Parlamento europeo dichiara la Russia Stato sponsor del terrorismo.

Non era mai successa una cosa simile.

Una risoluzione in merito è all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria che si terrà mercoledì 23 novembre 2022. Il dibattito si è già svolto martedì 18 ottobre e ora non resta che dire sì o no: è facile prevedere che tale risoluzione sarà approvata, vista l’aria che tira nell’Europarlamento.

Neanche gli Stati Uniti hanno mai dichiarato la Russia uno Stato terrorista o sponsor del terrorismo. L’hanno fatto Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia: ma nessun grande Paese occidentale. Finora l’Unione europea ha sempre indicato e sanzionato come legati al terrorismo individui, organizzazioni ed entità: mai uno Stato.

Dichiarare la Russia uno Stato sponsor del terrorismo è un’iniziativa del tutto simbolica. Il Parlamento europeo ha infatti una particolarità: approva ma non decide. Non può fare assolutamente nulla senza l’apporto di altre istituzioni Ue: la Commissione, il Consiglio.

A cosa mira dunque la risoluzione? A tirare la coda all’orso russo per irritarlo e stuzzicarlo? Forse: ma non solo.

Probabilmente la risoluzione sarà utile alla Commissione europea e al Consiglio Ue per inasprire ulteriormente le sanzioni alla Russia: qualcosa come il divieto assoluto di comprare dalla Russia anche un solo spillo. L’Italia ad esempio non potrebbe più ricevere il residuo gas russo: ora diventato scarso, ma sempre vitale. Inoltre la mozione potrebbe contribuire a rendere le sanzioni davvero eterne, come propone il capo della diplomazia Ue, e ad allungare la lista dei media russi vietati nell’Ue.

Ma soprattutto, una presa di posizione così inaudita del Parlamento europeo (inaudita in senso etimologico: mai sentita, mai vista una cosa del genere) giustificherebbe l’avventurarsi di Commissione europea e Consiglio Ue lungo strade altrettanto inaudite.

Ovvero, consegnare all’Ucraina i beni russi congelati dalle sanzioni Ue, affinché li usi per finanziare la guerra contro la Russia e per tenere in piedi l’apparato statale che ora si regge quasi solo grazie ai soldi dell’Occidente.

Nell’Unione europea aleggia da tempo l’ipotesi di confiscare i beni della Russia, a cominciare dai soldi che la Banca centrale russa detiene all’estero, ma finora è rimasta nel limbo. Mancano le basi nel diritto internazionale, manca qualsiasi precedente.

Le sanzioni occidentali – tutte, non solo contro la Russia – finora si sono limitate a congelare dei beni. Scopo: impedire al legittimo proprietario di disporne finché non si fosse, diciamo, ravveduto, per poi restituirglieli in quel momento.

Confiscare i beni della Russia significherebbe invece seguire la via delle spoliazioni di beni subite dagli ebrei durante nazismo e fascismo. Per l’intero Occidente sarebbe davvero un fatto inaudito, così come la risoluzione che il Parlamento europeo si accinge a votare.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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