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Politica17 Ottobre 2022

Più armi all’Ucraina e sanzioni alla Russia: la mozione del Parlamento europeo è una mordacchia per diversamente pensanti

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la recente mozione del Parlamento europeo riguardante l'Ucraina e la Russia, evidenziando l'assenza di soluzioni diplomatiche. Si discute anche delle implicazioni economiche e della censura verso opinioni divergenti.
Punti chiave
  • La mozione richiede più armi all'Ucraina e sanzioni alla Russia.
  • Non viene menzionata alcuna possibilità di trattative diplomatiche.
  • Si sottolinea l'impatto economico delle sanzioni sull'Europa.
  • Il Parlamento europeo invita a reprimere la disinformazione russa.
  • La mozione è stata approvata con una maggioranza schiacciante.
L'articolo

Più guerrafondai perfino di Luttwak, il falco dei falchi statunitense. La mozione contro la Russia approvata dal Parlamento Europeo con maggioranza bulgara nell’ultima seduta plenaria richiede un paio di cucchiaiate di Maalox prima della lettura. Se è questo (come tutto lascia supporre) l’indirizzo politico che l’Unione europea seguirà, stiamo davvero freschi.

Lungi dall’auspicare una soluzione diplomatica della guerra, la mozione non cita neanche incidentalmente la possibilità di trattative. Sorvola completamente sulle radici della crisi: il cambio di regime 2014 in Ucraina fomentato e sostenuto dall’Occidente. Stende un velo di oblio sul “Fuck the Eu”, si fotta l’Unione europea, pronunciato allora da Victoria Nuland, alto esponente della diplomazia (diplomazia?) statunitense.

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Eh sì, l’Unione europea è davvero fottuta, insieme all’Italia, se continua ad alimentare una crisi ed una guerra in seguito alla quale da noi il gas è 10 volte più caro che negli USA, con conseguenti ricadute sui prezzi dei beni – tutti incorporano in qualche modo il costo dell’energia – e di conseguenza sulla possibilità che l’economia europea ed italiana non venga affossata ad opera degli Stati Uniti. Eppure…

Eppure la mozione chiede più armi all’Ucraina e più sanzioni alla Russia: proprio le sanzioni hanno messo in ginocchio l’economia europea ed italiana. Tratta la temuta escalation nucleare come una faccenda alla quale bisogna adeguarsi, e non come un pericolo mortale da scongiurare. Chiede di contrastare la “disinformazione” sparsa dalla Russia, ovvero di mettere la mordacchia a chi analizza la realtà in modo diverso dai governi, dall’Unione europea e dai media mainstream.

Merita citare qualche passo della mozione, scegliendo fior da fiore. Il soggetto dei verbi è il Parlamento europeo, che sollecita le altre istituzioni ad adoperarsi nel senso da lui auspicato. Il Parlamento europeo dunque

invita gli Stati membri a rafforzare massicciamente la loro assistenza militare […] al fine di consentire all’Ucraina di riacquisire il pieno controllo su tutto il suo territorio riconosciuto a livello internazionale

Il “territorio riconosciuto a livello internazionale” dell’Ucraina comprende anche la Crimea, che la Russia ha annesso nel 2014, e le quattro regioni che la Russia ha annesso nelle ultime settimane. Inoltre il Parlamento europeo “accoglie con favore” ulteriori sanzioni alla Russia, invita ad estendere quelle attuali e soprattutto

invita la Commissione e i colegislatori ad agire rapidamente per finalizzare il regime giuridico per la confisca dei beni congelati dalle sanzioni

Non risulta che in passato sia mai avvenuta, in nessuna occasione, la confisca dei beni oggetto delle sanzioni. Si sono sempre intesi questi beni appunto come congelati: tenuti fuori dalla disponibilità del proprietario (o dei suoi eredi), ma solo fino all’eliminazione delle sanzioni stesse. Qui siamo ad un livello nuovo ed inaudito.

E poi, la minaccia nucleare. Il Parlamento europeo non dice affatto che bisogna disinnescarla. Dice solo che, se si concretizzerà, bisogna reagire a muso duro. Esso infatti

invita gli Stati membri e i partner internazionali a preparare una risposta rapida e decisa qualora la Russia compia un attacco nucleare contro l’Ucraina

Notevole il passo dedicato al lavorio per un cambiamento di regime in Russia. Non si usano questi vocaboli e non si dice che si tratta di far salire al potere a Mosca un establishment filo occidentale. Però il succo è esattamente questo. Figurarsi se il Parlamento di uno sperduto staterello auspicasse pubblicamente cambiamenti di regime in Europa! Figurarsi se chiedesse di adoperarsi per produrli! Ma il Parlamento europeo non si figura. Invita invece ad “assistere” la Russia

perché riesca nella transizione da un regime autoritario a un paese democratico [… e] sostiene la creazione di un laboratorio democratico per la Russia in seno al Parlamento europeo

Infine il passo dedicato alle analisi della guerra e della crisi diverse da quelle che escono dai circuiti governativi e mainstream occidentali. Ovvero dedicato alla cosiddetta propaganda russa. Chi vuol farsi un’idea propria dei fatti, è bene che ascolti le due campane. Ma non nella democratica e pluralistica Unione europea, che probabilmente identifica la propria visione dei fatti con il pluralismo. Infatti il Parlamento europeo

condanna la strategia multilivello della Russia intesa a introdurre, amplificare e diffondere narrazioni false e distorte […] invita l’Ue e i suoi Stati membri a sanzionare le entità, le persone fisiche e altri mandatari che diffondono la disinformazione russa e ad adottare ulteriori misure per far fronte all’utilizzo, da parte della Russia, delle informazioni come un’arma

La mordacchia per i diversamente pensanti e analizzanti. Non c’è altra possibile traduzione. La mozione che contiene tutti questi florilegi, come dice il comunicato stampa del Parlamento europeo, è stata approvata con 504 sì, 26 no e 36 astensioni. Maggioranza bulgara, appunto.

Il testo differisce solo per minimi e non sostanziali particolari da quello messo all’ordine del giorno della seduta svoltasi giovedì 6 ottobre 2022. I firmatari del testo proposto, e sostanzialmente identico a quello approvato, comprendono esponenti dei raggruppamenti politici europei ai quali fanno riferimento i partiti italiani della maggioranza Draghi o che ruotano nella sua orbita: cioè in sostanza tutti quelli presenti nel nuovo Parlamento.

Fra i nomi che hanno proposto la mozione ce n’è uno italiano, quello di Fabio Massimo Castaldo, eletto al Parlamento Europeo per il M5S.

GIULIA BURGAZZI

 

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