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Notizie28 Marzo 2022

1 aprile: i no vax tornano al lavoro, ma in modalità gogna ucraina

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza il ritorno al lavoro degli insegnanti non vaccinati, evidenziando la loro esclusione dal contatto con gli studenti. Si discute anche della strategia del Governo che, attraverso misure punitive, cerca di dividere le categorie di lavoratori non vaccinati.
Punti chiave
  • Gli insegnanti non vaccinati tornano a scuola senza contatto con gli studenti.
  • La misura è considerata punitiva e stigmatizzante per i docenti.
  • Il Governo utilizza la tecnica del 'divide et impera' tra categorie di lavoratori.
  • I bidelli non vaccinati possono svolgere le loro mansioni senza restrizioni.
  • Altre categorie, come i professori universitari, tornano con obbligo di mascherina.
L'articolo

Sembra un incrocio fra un pesce d’aprile e la versione politicamente corretta della gogna ucraina. Appunto dal primo aprile, gli insegnanti non vaccinati potranno tornare a scuola: ma senza entrare in contatto con i ragazzi.

L’impossibilità ad esercitare il loro ruolo li mette in qualche modo all’indice, li qualifica come “diversi” e reprobi. E’ una misura puramente punitiva, dato che devono comunque esibire il tampone negativo: la miglior garanzia di non diffondere il contagio.

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Più sono piccoli, più i bambini si affezionano agli insegnanti. Mettiamo il caso di una classe delle materne o delle elementari che da tempo ha dovuto adattarsi ad un supplente. Quando rivedono la maestra titolare a scuola, chi glie lo spiega, ai bambini, che la maestra non li ha dimenticati e vorrebbe vederli anche se li fugge come la peste? E ancora: cosa può fare un docente a scuola, quando gli è impedito di insegnare? Misteri della pedagogia ministeriale.

Il Governo si è accorto che il vento giuridico su vaccini e green pass è decisamente cambiato. Un crescente numero di sentenze stabilisce che non si può privare dello stipendio un dipendente pubblico non vaccinato. Così è corso ai ripari usando la tecnica dello spezzatino. E’ la stessa con la quale, a partire dall’anno scorso, ha reso la vita sempre più impossibile ai non vaccinati. Tecnica dello spezzatino: ogni categoria trattata in modo diverso. Praticamente, il divide et impera. Vuoi mai che gli italiani si accorgano di essere tutti nella stessa bagna e ne traggano la forza per ribellarsi?

Così, se i prof non vaccinati possono tornare a scuola ma senza entrare in contatto con gli studenti, i bidelli  non vaccinati, burocraticamente detti personale ATA, non hanno un obbligo analogo. Possono riprendere appieno le loro mansioni. Esse comprendono fra l’altro accoglienza e sorveglianza degli alunni.

Gli insegnanti, no. A loro è vietato compiere azioni che i bidelli possono invece compiere. Non si capisce bene a quali compiti possono dedicarsi. Lavori di segreteria? Ammesso che non si tratti di demansionamento o simili, gli studenti entrano anche lì. Ed entrano in biblioteca, casomai un preside pensasse di sfruttare l’occasione per farla riordinare. Quale sia un locale off limits per i ragazzi all’interno di una scuola, è un mistero. Probabilmente solo lo stanzino delle scope.

Il metodo spezzatino si evidenzia considerando anche altre categorie ora riammesse al lavoro in assenza di vaccinazione. Dal primo aprile i professori universitari non vaccinati possono tornare nelle università, ma con obbligo di mascherina e di distanziamento: che non equivale necessariamente a finire nello stanzino delle scope.

I poliziotti non vaccinati e in generale le forze dell’ordine, dal canto loro, sono tornati in servizio con tampone negativo già venerdì 25. Non tutti, però: fanno eccezione “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario appartenenti alla Polizia di Stato”. Se stai male, un poliziotto “di interesse sanitario” non ti può rianimare.

GIULIA BURGAZZI

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