Una bomba di proporzioni colossali è scoppiata in Italia, e pur se è stata silenziata, anche grazie al fatto che la guerra in Ucraina sta catalizzando tutta l’attenzione dei media, i suoi effetti sono destinati a farsi sentire.
I giudici del Consiglio Amministrativo della Sicilia hanno infatti stabilito che il decreto legge del 2021 che impone l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario presenta rilevanti e fondati problemi di legittimità costituzionale, ed hanno quindi rimandato alla Corte Costituzionale il ricorso di uno studente di scienze infermieristiche dell’Università di Palermo che è stato sospeso dal corso di studi per essersi rifiutato di vaccinarsi.

Ma è leggendo le motivazioni con le quali Il Consiglio ha sollevato davanti alla Consulta la questione di legittimità costituzionale sull’obbligo di vaccinazione anti covid che si comprende a pieno la portata della notizia.
I giudici del Consiglio siciliano, che equivale a livello regionale al Consiglio di Stato, sottolineano infatti come “il numero di eventi avversi, la inadeguatezza della farmacovigilanza passiva e attiva, il mancato coinvolgimento dei medici di famiglia nel triage pre-vaccinale e comunque la mancanza nella fase di triage di approfonditi accertamenti e persino di test di positività/negatività al Covid non consentono di ritenere soddisfatta, allo stadio attuale di sviluppo dei vaccini antiCovid e delle evidenze scientifiche, la condizione, posta dalla Corte costituzionale, di legittimità di un vaccino obbligatorio solo se, tra l’altro, si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili”

In parole povere il Consiglio afferma che “allo stato attuale” i vaccini anti covid presentano un livello di rischio troppo alto di eventi avversi, anche fatali, e soprattutto che imponendo l’obbligo lo Stato non ha previsto il coinvolgimento dei medici di famiglia che avrebbero potuto fornire i dati sulla condizione di salute dei loro assistiti, scegliendo di vaccinare tutti, sempre e comunque. Non basta, i giudici sottolineano come, oltre a non svolgere accertamenti prima della somministrazione del vaccino (che in realtà possiamo considerare un siero sperimentale), anche successivamente non ci sia stato un attento monitoraggio degli effetti avversi e che tutto questo non è compatibile con l’obbligo per i trattamenti sanitari che può essere previsto solo se non incide negativamente sulla salute.

Dunque oggi finalmente viene messo nero su bianco che i “vaccini” non sono affatto sicuri come ci assicuravano, mentre per la loro efficacia basta guardare i numeri dei contagi che, dopo che sono stati vaccinati anche i pali della luce, non solo non sono crollati, ma sono anzi esplosi con ondate che si susseguono continuamente.
Naturalmente il caso dello studente che non ha potuto svolgere il suo tirocinio nelle strutture sanitarie apre le porte a ricorsi per tutto il personale sanitario, obbligato a un trattamento non sicuro e rivelatosi inefficace, e smaschera la propaganda “pro-vax”, diffusa senza sosta su tutti i mezzi di comunicazione, che etichettava come analfabeti funzionali tutti coloro che osavano mettere in discussione il valore salvifico del siero magico.

Ora per coerenza i giornaloni dovrebbero scrivere che i giudici del Consiglio siciliano sono terrapiattisti e si informano sui siti di fake news diffuse dagli hacker russi.

ARNALDO VITANGELI

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