Ci sono governatori più realisti del re. Più draghiani di un drago. Più vaccinisti di AIFA e Comitato Tecnico Scientifico messi insieme. La Regione Piemonte venerdì scorso, 11 febbraio, ha tentato  di iniziare la somministrazione della quarta dose del vaccino Covid, non ancora autorizzata in Italia, proprio mentre dal resto del mondo giungono segni di dietrofront vaccinali.

Stati Uniti, Unione Europea, India: si vedono dei gran riposizionamenti, per usare un linguaggio diplomatico. L’Unione Europea, addirittura!, si è accorta che bisogna approfondire la faccenda dei disordini mestruali successivi alla vaccinazione.

Le cose con ordine. Negli Stati Uniti, la stessa Pfizer ha chiesto di posticipare la decisione (leggi: l’autorizzazione) per il suo vaccino destinato ai bambini sotto i cinque anni. Dice che vuole raccogliere più dati. Tira in ballo la necessità di studiare anche la terza dose. Come se non fosse già intuibile prima, una necessità del genere. Come se invece ora, soltanto ora, una folgorazione sulla via di Damasco l’avesse indotta a modificare la tabella di marcia.

Eppure il vaccino under 5 aveva già un tifoso di primissimo ordine: il dottor Fauci, il consigliere Covid della Casa Bianca. Aveva dichiarato di sperare in una celere approvazione. Magari, ad onta di Fauci, la causa del riposizionamento è il vento del nord. Svezia e Norvegia hanno detto no al vaccino per i bambini fra i 5 e gli 11 anni, dicendo che i benefici non superano i rischi. Figuriamoci per i bambini ancora più piccoli…

E ora l’India. Pfizer la lasciato cadere pochi giorni fa la sua richiesta di autorizzare il vaccino Covid. Motivo? Le autorità indiane hanno innanzitutto affermato che lo sconsigliano, visti gli effetti indesiderati riscontrati altrove. Hanno inoltre chiesto a Pfizer di condurre studi immunologici in India. E’ un bel modo per affermare che non si fidano degli studi effettuati altrove e dai quali discendono varie autorizzazioni, compresa quella nell’Unione Europea e in Italia. Pzifer non ha presentato alcun piano per effettuare studi immunologici in India. E quindi, niente vaccino Pfizer in India.

Infine, l’Unione Europea. Venerdì 11, l’EMA, l’agenzia UE che si occupa di medicinali, ha deciso di indagare il rapporto fra i vaccini Pfizer e Moderna e disordini mestruali. Le segnalazioni evidentemente sono diventate troppo numerose per ignorarle, si parla di ben il 30%  delle donne vaccinate. Si tratta di donne che, a vaccinazione avvenuta, non hanno più le mestruazioni, o al contrario le hanno molto prolungate e troppo abbondanti.

Solo cinque mese fa, gli esperti rassicuravano: nessun legame fra vaccini Covid e disordini mestruali. Del resto, c’è voluto del tempo anche perché prendessero sul serio le segnalazioni di miocardite. Adesso aspettiamo che prendano sul serio anche malori (degli atleti e non solo), morti improvvise dei bambini ed efficacia che col tempo tende a diventare negativa.

GIULIA BURGAZZI

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