L’AIFA, l’agenzia per il farmaco, ha pubblicato ieri, mercoledì 9 febbraio, il rapporto che riassume un anno di eventi avversi alle vaccinazioni Covid. Spulciando dati e tabelle, si possono individuare alcuni “strano, ma vero”. Vero, almeno, perché così dice AIFA. Si tratta di punti dolenti, anche gravi, mai pubblicamente affrontati dalle autorità sanitarie.

Non si tratta solo del criterio con il quale sono calcolate le morti. Alla fine, secondo AIFA il legame col vaccino risulta possibile in appena 22 decessi. E’ la punta dell’iceberg di cui tutti parlano. Tuttavia c’è anche ben altro da dire.

La percentuale delle reazioni avverse gravi aumenta progressivamente nel tempo. Questa stessa percentuale è molto, molto più alta nei bambini e nei ragazzi. Da circa dieci mesi a questa parte, sono completamente disaccoppiati il numero degli eventi avversi e il numero delle vaccinazioni. Gli eventi avversi, inizialmente molto numerosi, tendono a diventare pochissimi mentre le vaccinazioni, al contrario, aumentano. E’ un autentico ed evidente paradosso sul quale l’AIFA non spende neanche una parola di spiegazione.

Più vaccinazioni, meno eventi avversi. Il paradosso AIFA

Proprio questo paradosso, probabilmente, è in grado di illuminare vari aspetti del rapporto annuale AIFA. Innanzitutto ecco, qui sotto, la tabella che lo evidenzia. Le barre rosse verticali rappresentano il numero degli eventi avversi segnalati. La linea verde rappresenta il numero delle vaccinazioni anti Covid somministrate.

rapporto aifa segnalazioni eventi avversi vs vaccinazioni

Strano, vero? Stranissimo. Incomprensibile. Una spiegazione di buonsenso – che non significa necessariamente vera: manca qualsiasi analisi propriamente detta – chiama in causa il fatto che i primi ad essere vaccinati furono i sanitari. Medici e infermieri sanno bene cosa è un evento avverso. Sanno bene anche come segnalarlo: i comuni mortali, invece… Dunque, i due evidenti ed insuperati picchi iniziali di reazioni avverse potrebbero essere riconducibili, rispettivamente, alla loro prima e seconda dose.

E questo apre un altro capitolo: in quale misura il rapporto AIFA rispecchia davvero la realtà? Esso è basato sulle segnalazioni volontarie: la cosiddetta farmacovigilanza passiva. Notoriamente, viene segnalata in modo volontario solo una parte degli eventi avversi. Una parte quanto piccola, una parte quanto significativa? Ah, questo non lo sa nessuno. Si può soltanto affermare che con ognissima probabilità gli eventi avversi sono più alti di quelli segnalati.

A lume di buonsenso, i due picchi iniziali del grafico – ammesso che riguardino i medici – potrebbero suggerire in quale misura gli eventi avversi possano essere sottostimati nel rapporto AIFA.

La vigilanza attiva almeno su un campione statisticamente significativo – constatare come stanno davvero i vaccinati e segnalare ogni anomalia – avrebbe spazzato via i dubbi. Così, invece, i dubbi restano. E sono dubbi pesanti.

Eventi avversi gravi in aumento nel  corso del tempo

Guardiamo ora le segnalazioni dei soli eventi avversi gravi. Quelli che come minimo ti fanno andare al pronto soccorso e che come massimo ti portano al cimitero.

Secondo il rapporto AIFA, in tutto l’anno sono stati segnalati 19.055 eventi avversi gravi. Corrispondono al 16,2% di tutti gli eventi avversi: e si parla sempre e solo, ovviamente, degli eventi avversi segnalati.

Curioso. Un anno fa la percentuale degli eventi avversi era molto, molto più bassa: appena il 7,3% nel primo rapporto AIFA, relativo la gennaio 2021; addirittura solo il 6,1% nel secondo rapporto, aggiornato al febbraio 2021.  Basta scorrere l’insieme dei rapporti AIFA sugli eventi avversi dei vaccini Covid per constatare il progressivo aumenti percentuale degli eventi avversi gravi.

E’ un aspetto che meriterebbe di essere indagato. Invece non si spende una sola parola ufficiale. In luglio  la percentuale degli eventi avversi gravi era già arrivata al 12,8%. In settembre (data dell’ultimo rapporto) era salita al 14,4%. Ora un altro balzo in avanti di quasi due punti percentuali.

Una spiegazione di questa sorta di cavalcata delle valchirie relativa alla gravità dei casi segnalati? Almeno un’esplicita presa d’atto? Niente. Nisba. Zero.

Eventi avversi gravi molto più numerosi fra bambini e ragazzi

C’è un altro caso curioso nelle pieghe del rapporto annuale AIFA. Fra gli eventi avversi segnalati, la percentuale degli eventi avversi gravi aumenta in modo impressionante fra i bambini e i ragazzi.

Complessivamente, per tutte le età, gli eventi avversi gravi rappresentano appunto “solo” il 16,2% di tutti quelli segnalati. Nella fascia di età compresa fra i 5 e i 16 anni gli eventi avversi gravi rappresentano ben il 24% delle segnalazioni. Rappresentano addirittura il 30% delle segnalazioni nella fascia fra i 5 e gli 11 anni.

I bambini, i ragazzi… Così tanto, dunque, rischiano di sentirsi male dopo il vaccino: mentre la morte per Covid, a quell’età, è un rischio davvero remoto.

Probabilità di morire di Covid vs probabilità evento avverso grave

Comunque l’AIFA rassicura esplicitando che le reazioni gravi segnalate sono pari a 17,6 ogni 100.000 dosi di vaccino somministrate. Ovvero lo 0,0176%.

Disgrazia vuole che ultimamente, affinché la vaccinazione sia considerata completa, siano necessarie tre dosi. Cumulativamente, dunque, la possibilità di una reazione grave sale allo 0,0529%. Sempre poco? Sì, ma anche no. Secondo i dati del Sole 24 Ore, fino a 50 anni il tasso di letalità del Covid è pari allo 0,1%. Significa che, se ci si ammala, fino a 50 anni si ha lo 0,1% di possibilità di morire. E per rischiare di finire in quello 0,1% bisogna appunto prima avere la sfortuna di prendere il virus: cosa che finora è capitata all’incirca solo ad un italiano su dieci.

Dopo i 50 anni la letalità aumenta, anche se fino ai 59 aumenta solo moderatamente. E insomma, semmai da una certa età in poi la roulette russa degli eventi avversi gravi rappresenta un gioco che può valere la candela. Però quel gioco, se non vuoi che ti rendano la vita impossibile, sei obbligato a giocarlo fin da bambino.

Le morti e il setaccio a maglie molto strette

Infine, le morti. La punta dell’iceberg. Ciò di cui tutti parlano. Come fa l’AIFA  a stabilire che possono essere legati al vaccino solo 22 dei 758 decessi segnalati? Risposta: ne ha passato una parte – solo una parte – attraverso un setaccio a maglie molto strette. Il setaccio è l’algoritmo OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), conosciuta anche come WHO, World Health Organisation.

Detto in parole povere: l’algoritmo OMS è criticato dagli addetti ai lavori perché tende pervicacemente ad ammettere un possibile legame col vaccino solo in circostanze per le quali già in passato si è evidenziato un legame col vaccino stesso.

Su 758 morti segnalate come collegate alla vaccinazione Covid, l’AIFA ne ha passate 580 al setaccio dell’algoritmo OMS. Di queste 580, 336  secondo l’algoritmo sono risultate non correlabili. Del resto, non ci sono mica poi tanti precedenti rispetto ai quali verificare una correlazione. Gli effetti, avversi e non, dei vaccini Covid li stiamo esplorando su larga scala ora, vivendo e purtroppo talvolta anche morendo.

Restano a questo punto 244 decessi. Fra questi 244, per 175 il setaccio sancisce che l’esito è indeterminato. Ovvero: potrebbero essere legati al vaccino, così come potrebbero anche non esserlo. Su altri 47 casi il setaccio non può dire nulla, dal momento che mancano in tutto o in parte le informazioni indispensabili per effettuare l’analisi.

Così si arriva alle rimanenti 22 morti.  Sono quelle filtrate attraverso le strette maglie del setaccio. Per esse, e soltanto per esse, è ritenuta possibile la correlazione con il vaccino. Quel 22 è il numero, l’unico numero, che rimbalza sui grandi media e nei programmi tv.

GIULIA BURGAZZI

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