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Notizie10 Gennaio 2022

Dietro il caso Djokovic c’è la battaglia del litio contro la multinazionale australiana in Serbia

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza il caso di Novak Djokovic, evidenziando il suo sostegno alla protesta contro la miniera di litio di Rio Tinto in Serbia. Si discute anche delle implicazioni ambientali e delle critiche ricevute dal tennista per le sue posizioni sul vaccino Covid.
Punti chiave
  • Djokovic sostiene la protesta contro la miniera di litio di Rio Tinto in Serbia.
  • L'estrazione di litio ha un impatto ambientale devastante.
  • Rio Tinto è accusata di illeciti aziendali e violazioni dei diritti umani.
  • Djokovic ha donato in incognito a un ospedale in Italia durante la pandemia.
  • I media italiani criticano Djokovic per le sue posizioni no vax.
L'articolo

Ma che coincidenza. Novak Djokovic, il tennista serbo numero uno al mondo  ha fatto una Via Crucis per entrare in Australia e partecipare agli Open di tennis a causa della sua esenzione dalla vaccinazione Covid. E, come racconta Francesco Amodeo, Djokovic appoggia in patria la protesta contro gli inquinanti progetti del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto. Addirittura il Corriere della Sera gli attribuì all’epoca il merito della (provvisoria) vittoria popolare.

Poi il vento è cambiato. I maggiori media e perfino i politici hanno cominciato a dipingere Djokovic come un furbone no vax che agisce in modo vergognoso. Hanno addirittura adombrato che il suo comportamento protegga gli interessi economici della start up da lui fondata per cercare cure alternative al Covid.

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Curioso. Quando si tratta delle fallimentari politiche sanitarie del Governo italiano che vede nei vaccini colabrodo l’unica soluzione possibile per il Covid, i grandi media non tirano in ballo gli interessi economici delle multinazionali che vendono i vaccini. Curioso davvero…

La protesta popolare a favore della quale Djokovic ha gettato tutto il suo peso riguarda l’apertura – appoggiata dal Governo serbo – di una inquinante miniera Rio Tinto di litio a Loznica, vicino Belgrado. Il litio è indispensabile per le batterie delle auto elettriche. E’ il più recente oro verde. Le catene globalizzate di produzione e commercio sono inceppate e l’Unione Europea sta cercando nel Vecchio Continente gli approvvigionamenti per la cosiddetta transizione ecologica di cui le auto elettriche fanno parte.

Solo che c’è un problemino. L’estrazione del litio ha un impatto ambientale devastante. Inoltre Rio Tinto, il colosso anglo-australiano intenzionata ad aprire la miniera di litio in Serbia, è accusato di essere il perfetto esempio di illeciti aziendali. Dal Mozambico all’Australia, dalla Mongolia alla Papua Nuova Guinea le vengono addebitati corruzione, violazioni dei diritti umani, degrado dell’ambiente.

All’inizio di dicembre, Djokovic ha pubblicato su Instagram una storia con la foto delle proteste in Serbia contro la miniera di litio. L’ha accompagnata con la considerazione che aria, acqua e cibo puliti sono fondamentali per la salute: altrimenti, di salute non si può nemmeno parlare. Le storie su Instagram si cancellano rapidamente da sé, ma quella di Djokovic ha lasciato il segno.

Mentre le proteste in Serbia proseguono, Djokovic è partito per l’Australia. Magari si aspettava, non diciamo riconoscenza: almeno un po’ di considerazione per le sue donazioni dopo i terribili incendi 2019-2020 nell’Australia stessa.

Macché. Solo pesci in faccia sia in Australia sia in quella ridotta di Salò vaccinale che è l’Italia. Eppure Novak Djokovic è stato generoso anche con l’Italia. Poteva rinfacciarle l’esperienza terrificante che ha vissuto quando era bambino e i bombardieri NATO partiti dall’Italia bombardavano la Serbia. Invece nel 2020 ha donato una grossa cifra all’ospedale di Bergamo, l’epicentro della prima tragica  ondata. L’ha fatto in incognito: non sappia la tua sinistra… Si è saputo solo per le commosse parole del direttore ASST.

Adesso, pare, Djokovic potrà rimanere in Australia e disputare gli Open (la decisione dell’ufficio immigrazione è attesa domani). Vai, Novak, e battili tutti in Mondovisione.

GIULIA BURGAZZI

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