Un italiano su 50 è in quarantena. Il fallimento delle politiche governative

In questo momento sono in quarantena 1,26 milioni di italiani: più di uno su 50, secondo il monitoraggio della fondazione GIMBE. E’ uno degli elementi che testimonia il fallimento di una politica sanitaria basata solo su divieti, obblighi e vaccini anziché su tracciamento e cure precoci.

Altri elementi del quadro fallimentare: in sole 24 ore più di 200 morti, 450 ricoveri nei reparti ordinari e oltre 130 in quelli di terapia intensiva, secondo i dati del bollettino Covid di ieri, mercoledì 5 gennaio. E no, non è colpa dei no vax: il 95% dei contagiati dalla variante Omicron sono vaccinati, dice il prestigioso istituto Koch tedesco. Una percentuale ben superiore a quella della popolazione vaccinata.  Inoltre – e qui torniamo in Italia – i morti di Covid sono più numerosi fra i vaccinati, come conferma anche l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, a pag. 25.

Vero che la percentuale dei morti è più alta fra i non vaccinati. Altrettanto vero, però, che i fatti smentiscono le parole del primo ministro secondo il quale il green pass sarebbe “la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”.

Seppur smentito dai fatti, il Governo insiste con obblighi, divieti e siringhe vaccinali. Non si preoccupa per i medici di base che sono in affanno, per usare un termine diplomatico. Non prende provvedimenti per il tracciamento saltato peggio che nella prima ondata. Non risulta che si interroghi per il numero crescente di contagi fra i sanitari, che pure sono tutti vaccinatissimi. Tre giorni fa, i sanitari contagiati  erano già la bellezza di 13.000. Tutti come minimo in quarantena asintomatica, oppure malati pure loro.

Oltre ai 13.000 sanitari contagiati, non possono andare al lavoro neanche i 20.000 medici ed odontoiatri che hanno rifiutato il vaccino e che sono sospesi dall’Ordine professionale.  Lo sapranno ben loro, che sono appunti medici, come meglio gestire la propria salute. Ma le scelte governative sono refrattarie a questa (ed altre) considerazioni di puro buonsenso.

Risultato? Solo nel Riminese, che non è esattamente popoloso quanto New York, 90 fra medici e infermieri non vaccinati sono tagliati fuori dal lavoro. E in questo momento sarebbero più preziosi dell’oro.

Invece di curare questi aspetti, il Governo stratifica politiche vessatorie al ritmo di una alla settimana. L’Italia è diventata una Repubblica fondata sulla cabina di regia che precede le riunioni dei ministri.

Presi da questi impegni, i ministri evidentemente non sono riusciti a dare un’occhiatina allo studio sulle cure domiciliari precoci pubblicato il 30 dicembre sul Medical Science Monitor. Porta la firma di medici italiani. Dimostra che i malati di Covid non si aggravano e non finiscono in ospedale, purché siano curati a casa entro tre giorni dall’esordio della malattia.

Un’altra politica sanitaria è possibile, urgente, indispensabile. E questi qui, invece, pensano alle manovre per il Quirinale.

GIULIA BURGAZZI

 

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