E’ ufficiale: i morti di Covid, oggi, sono più numerosi fra i vaccinati. Ecco i dati

E alla fine il sorpasso è avvenuto. I contagiati dal Covid, i ricoverati in ospedale e i morti sono più numerosi fra i vaccinati che fra i non vaccinati.  E’ ufficialissimo: lo dice l’ultimo rapporto ISS, Istituto Superiore di Sanità.

E’ vero che, bambini esclusi, l’85% degli italiani è vaccinato, come dice l’ISS, e che perdipiù la percentuale dei vaccinati cresce insieme all’età: più l’età sale, più sale il rischio di prendere il Covid, di finire in ospedale e di morire. Però il sorpasso dovrebbe indurre ad inginocchiarsi sui ceci colui che disse: “Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire”. Incidentalmente, era il Presidente del Consiglio: abituato a pronunciare poche e pesanti parole già ai tempi del suo Whatever it takes al quale è attribuita la salvezza dell’euro.

Non risulta che Draghi si sia inginocchiato sui ceci né che abbia recitano in altra forma il mea culpa per la sua frase sui non vaccinati che – essi soli – muoiono e fanno morire. Risulta invece la seguente tabella, pubblicata a pag. 17 del rapporto ISS. Mancano le somme: tocca farle con la calcolatrice.

iss vaccinati contagiati ricoverati morti

Tralasciando i vaccinati con ciclo incompleto – né carne né pesce, e comunque non in numero tale da spostare il quadro d’insieme – fra il 5 novembre e il 5 dicembre hanno preso il Covid 93.220 non vaccinati e circa 162 mila vaccinati. Sono stati ricoverati in ospedale 4.402 non vaccinati e 4.653 vaccinati. Sono morti 620 non vaccinati e 807 vaccinati. In un solo punto i vaccinati sono in vantaggio: le terapie intensive. Vi sono finiti 618 non vaccinati e 356 vaccinati.

Notare anche i numeri dei vaccinati con la terza dose, il booster, la presunta arma finale contro il virus. Saranno anche i più vecchi e i più malandati, ma fra loro in un mese si sono verificati 2.652 contagi, 121 ricoveri in ospedale, 8 ricoveri in terapia intensiva, 17 decessi.

Da tutti questi numeri l’ISS deduce che dopo cinque mesi l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia “scende dal 74% a 39%”. Significative le parole: non dicono che prima fosse totale. L’ISS aggiunge che l’efficacia nel prevenire la malattia grave dopo cinque mesi scende dal 93% all’84%, e che risale al 93% con la terza dose.

Non si tratta certo di percentuali risibili. Però stridono con il “Non ti vaccini, ti ammali, muori” di Draghi. Con l’assimilazione dell’hub vaccinale al portellone dell’Arca di Noè. Con l’arrivo teatrale della prima fiala, che fu accolta a Roma come se fosse il Sacro Graal.

Se Draghi (e prima di lui Conte) e i relativi ministri avessero detto: Cari italiani, nessuno ha mai scritto un manuale per la gestione ottimale di un’epidemia e dunque ci barcameniamo, andiamo a lume di naso, facciamo quel che possiamo. Se avessero detto questo, gli italiani sarebbero generosi con i loro errori.

Ancor più gli italiani sarebbero generosi se i politici avessero impostato una comunicazione onesta, se avessero ascoltato gli appelli per superare l’insana ricetta “Tachipirina e vigile attesa”, se avessero dato segno di recepire (e non solo attraverso la loro doppia morale) la Waterloo vaccinale di Israele. In estate fu il canarino nella miniera: il primo potente campanello d’allarme sull’efficacia del Sacro Graal in formato fiala.

No. Gli italiani si sono presi affermazioni tossiche e super green pass. Adesso difficilmente scuseranno Draghi: perfino nell’improbabile ipotesi che si metta in ginocchio sui ceci per sei mesi.

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