Le rivelazioni di Vaia: 95% intensive anche con due dosi, e i bivax sono ufficialmente no vax

Vaia

Terremoto ieri pomeriggio a Domenica In. Si comincia con la Venier che fa la domanda delle cento pistole al prof. Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani, chiedendogli come mai chi ha fatto la terza dose sembra ammalarsi come gli altri, e se per caso con i vaccini non siamo stati tutti “illusi”. Domanda clamorosa ma solo all’apparenza: si tratta in realtà di argomento concordato, onde offrire all’autorevole medico l’opportunità di rassicurare gli ascoltatori su una questione che evidentemente circola nella popolazione e sta mettendo in difficoltà la narrazione.

E lui rassicura, ma lo fa a modo Vaia. Invece di limitarsi a ribadire la bontà dei vaccini, in un eccesso di zelo spiffera al mondo intero quale sia la realtà con cui vengono classificati i dati dai nostri esimi governanti e dagli illustri scienziati del CTS. Ovvero: le terapie intensive sono piene al 95% non solo di persone non vaccinate (come vanno raccontando da settimane), ma anche vaccinate con una o due dosi. E poi: chi ha fatto le due dosi è praticamente ormai classificato come no vax, ovvero non protetto.

Secondo Vaia (e chi lo ha mandato a Domenica In) tutto ciò dovrebbe indurre la popolazione a correre all’hub per punturarsi per la terza volta, onde non finire nella famosa terapia intensiva che è ormai usata come il monito medioevale “finirai all’inferno!”.

Il discorso di Vaia chiarisce finalmente, una volta per tutte (qualora ci fosse ancora qualche dubbio) che tutta la persecuzione contro chi non è vaccinato è in realtà rivolta alla vasta platea dei bidosati renitenti alla terza puntura. Sono loro a cui viene detto che finiranno in intensiva, sono loro a cui viene fatto capire in ogni modo che se non si piegheranno finiranno relegate tra le file dei reietti che ogni giorno vengono disprezzati e infamati da tv e giornali.

Il succo del ragionamento è quindi: le due dosi non servono a nulla ed è come non averle fatte. Sia da un punto di vista sanitario che (ed è peggio) da un punto di vista della riprovazione sociale. Tutto ciò di domenica pomeriggio, nel programma più ascoltato dai teledipendenti. La pressione a farsi la terza dose di un vaccino più volte dimostratosi inutile ha ormai raggiunto una violenza parossistica, e ci si chiede sempre di più quale sia il vero motivo. Magari un giorno ce lo spiegherà Vaia.

DEBORA BILLI

Debora Billi

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