Un ricatto del tipo: se mi licenziate, dico tutto quel che so sulla corruzione nell’esercito. Il quotidiano britannico Daily Mail aggiunge una pennellata interessante al ritratto del buco nero chiamato Ucraina che inghiotte quantità impressionanti di soldi ed armi occidentali. Le quali, a loro volta, costano.

IL RUOLO DI EMESE FAJK

Al centro dell’articolo pubblicato ieri, domenica 22 gennaio 2023, c’è il ruolo di Emese Fajk. Si tratta di un’ungherese che lavora come responsabile delle pubbliche relazioni della Legione Straniera all’interno dell’esercito ucraino.

Il Daily Mail dice di aver ottenuto un dettagliato dossier sul suo conto preparato dall’esercito ucraino. Contiene l’accusa di aver abusato della sua posizione per trarne guadagni, di aver rubato forniture mediche e di essere potenzialmente una spia russa. Le verrebbe inoltre contestato – ma a questo proposito il Daily Mail non cita il dossier – di essersi recata all’estero senza il permesso dei superiori. Praticamente, di aver disertato.

Però Emese Fajk va dicendo in giro di aver trovato il modo per rimanere in servizio: la minaccia di rivelare, se licenziata, cose ben peggiori a proposito di comportamenti altrui. A questo proposito il Daily Mail non usa il condizionale. Pubblica invece registrazioni audio di conversazioni in proposito tenute dalla stessa Fajk in inglese.

LE REGISTRAZIONI CHE PARLANO DI CORRUZIONE

L’articolo non dice a quando risalgono gli audio né chi li ha forniti. Tratteggia però altre accuse che gravano sul passato di Emese Fajk, sebbene non provate. Riguardano fatti precedenti al suo arruolamento nella Legione Straniera: aver usato una falsa ricevuta e aver derubato il suo ragazzo.

Nelle registrazioni diffuse dal Daily Mail, il capo ufficio pubbliche relazioni della Legione Straniera afferma di conoscere informazioni sulla corruzione nell’esercito ucraino e sugli atteggiamenti nei confronti dei mercenari stranieri tali da causare, se diffuse, danni irreparabili allo stesso esercito ucraino.

La si sente dire che era stato dato ordine di cacciarla dopo che si era recata all’estero senza permesso. Non è accaduto perché, afferma, poco prima aveva parlato con un generale il cui nome in codice è Zeus. Al generale aveva spiegato di essere in grado di rivelare molte cose. Sempre a questo proposito, in un’altra conversazione registrata Emese Fajk afferma: “Lui sa che so tutto”.

Ancora in base alle parole di Emese Fajk, il generale “Zeus” è una persona a posto e pulita, ma si è reso conto che se ella raccontasse tutto ciò che ha visto nell’esercito – la corruzione, il materiale che risulta perduto – l’esercito stesso sarebbe irrimediabilmente danneggiato.

GIULIA BURGAZZI